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 I CATARI E LA LORO MISSIONE‭

Sesta parte

 

LA CROCIATA E L‭’‬INQUISIZIONE


Fu proprio Raimondo V°,‭ ‬Conte di Tolosa,‭ ‬ad avere avuto per primo l‭’‬idea di impiegare la forza delle armi per stroncare le eresie catare o albigesi‭; ‬lui non ne coglieva le differenze.‭  ‬Regnò dal‭ ‬1148‭ ‬al‭ ‬1194,‭ ‬ma fino al‭ ‬1177,‭ ‬nonostante ci fosse stato più di un concilio che condannava l‭’‬eresia ed invitava il potere secolare ad agire contro di essa,‭ ‬non vi prestò troppa attenzione,‭ ‬in quanto era sempre‭  ‬stato impegnato in una guerra contro il re d‭’‬Inghilterra Enrico II°.

Raimondo V°‭ ‬era vassallo del re di Francia‭; ‬ma nella realtà si riteneva e si comportava come un sovrano autonomo.‭  ‬C‭’‬erano sempre stati dei tentativi da parte dei Franchi di controllare seriamente il suo vasto territorio attraverso varie cospirazioni politiche e militari,‭ ‬ma senza mai arrivare a niente di definitivo.

I vassalli del conte,‭ ‬a loro volta,‭ ‬si comportavano in modo del tutto autonomo rispetto a lui,‭ ‬ed essendo divenuti quasi tutti simpatizzanti del Catarismo,‭ ‬con familiari addirittura Perfetti,‭ ‬in virtù della loro condivisione religiosa,‭ ‬si sostenevano a vicenda e facevano fronte comune.


Raimondo V°,‭ ‬ad un certo punto,‭ ‬decise di mettere ordine nel suo regno e di riprendere il controllo sui suoi vassalli,‭ ‬ma si rese anche conto che la situazione era andata troppo avanti e gli era sfuggita di mano.‭  ‬Chiese allora l‭’‬aiuto militare sia al re di Francia,‭ ‬suo sovrano,‭ ‬che al re d‭’‬Inghilterra,‭ ‬ora suo amico.

Questi regnanti avevano già troppe gatte da pelare,‭ ‬come si suol dire,‭ ‬per conto loro e,‭ ‬visto che lui aveva fatto credere che l‭’‬insubordinazione nella sua contea era causata dall‭’‬eresia,‭ ‬gli consigliarono di richiedere l‭’‬intervento diretto del papato.

Già l‭’‬anno dopo,‭ ‬avvenne la prima missione dei legati pontifici che praticamente presero atto dello status quo‭; ‬verificarono di persona l‭’‬antipatia che la maggior parte del popolo aveva per la gerarchia ecclesiastica‭; ‬obbligarono tutti i cattolici,‭ ‬attraverso un giuramento,‭ ‬a denunciare gli eretici che‭ ‬conoscevano e dispensarono qualche scomunica,‭ ‬in particolare a Roger II°,‭ ‬visconte di Beziérs,‭ ‬che si era rifiutato di riceverli.


Ancora l‭’‬anno successivo,‭ ‬1179,‭ ‬venne indetto il concilio di Latran,‭ ‬presieduto dal pontefice stesso,‭ ‬nel quale tutti gli eretici vennero scomunicati‭; ‬i cattolici ebbero la proibizione di commerciare con loro‭; ‬i principi furono invitati a prendere le armi contro gli stessi,‭ ‬confiscarne i beni e ridurli in schiavitù.


Raimondo V°‭ ‬fu molto soddisfatto della piega che avevano preso le cose perché i suoi desideri erano stati fatti propri dal papato,‭ ‬ma certamente non immaginava proprio che questo sarebbe stata la rovina del casato di Tolosa‭!

Venne anche deciso,‭ ‬tanto per non fare solo parole,‭ ‬ma dimostrare con un esempio concreto la volontà di agire,‭ ‬di organizzare una crociata contro Roger II°‭ ‬di Beziérs che,‭ ‬oltre che scomunicato,‭ ‬si era anche dichiarato vassallo del re d‭’‬Aragona,‭ ‬disconoscendo la sovranità del conte di Tolosa‭…‬.‭ ‬Doppiamente eretico,‭ ‬dunque‭!…

Gli uomini d‭’‬armi‭ ‬furono reclutati fra la soldataglia errante,‭ ‬ai quali venne promessa libertà di saccheggio‭; ‬ma vi parteciparono anche altri in buona fede,‭ ‬convinti di guadagnare l‭’‬indulgenza plenaria.

Ad ogni modo,‭ ‬questa crociata,‭ ‬che costituirà il precedente di quella ben più lunga ed efferata del‭ ‬1209,‭ ‬fu di breve durata.‭  ‬Il castello di Lavaur fu espugnato e il visconte si affrettò a sottomettersi‭; ‬ma i paesi del suo feudo aggravarono ancora di più la loro già precaria vita.

 

A Roma la Santa Sede aveva ben chiaro che‭ ‬per sconfiggere l‭’‬eresia si dovesse fare,‭ ‬prima di tutto,‭ ‬un repulisti radicale nelle proprie file,‭ ‬riformando i costumi dei prelati tutti,‭ ‬dei chierici e dei laici.

L‭’‬altra condizione preliminare indispensabile era che vi fosse una pace,‭ ‬un‭’‬intesa durevole fra il re,‭ ‬i principi e i signori,‭ ‬pace che era assolutamente necessaria per sottrarre le popolazioni,‭ ‬oltre che il patrimonio della chiesa stessa,‭ ‬ai continui saccheggi e razzie dovute allo stato di guerra permanente.


L‭’‬episcopato dell‭’‬Aquitania già ci aveva provato addirittura nel secolo precedente.‭  ‬In uno dei tanti concilii,‭ ‬a causa proprio della debolezza del potere reale,‭ ‬decretò la sospensione di ogni attività bellica durante la quaresima ed in altri periodi indicati nel calendario liturgico,‭ ‬al‭ ‬fine di arginare le guerre private fra feudatari,‭ ‬scoraggiare le bande di rapinatori e dare un po‭’‬ di sollievo agli abitanti stremati.


Questa deliberazione fu chiamata‭ “‬Tregua di Dio‭”‬ (3‭) ‬e costituì,‭ ‬potenzialmente,‭ ‬uno strumento di controllo non solo spirituale,‭ ‬ma anche politico e militare delle comunità e dei signori,‭ ‬in quanto introduceva un limite all‭’‬attività di guerriglia dei‭ “‬cavalieri‭”‬,‭ ‬le cui azioni erano molto dannose per la società civile e per l‭’‬economia in generale.‭

L‭’‬interdizione fu poi estesa e,‭ ‬dal mercoledì sera al lunedì mattina di ogni settimana,‭ ‬non ci dovevano essere fatti d‭’‬arme,‭ ‬saccheggi e razzie.‭  ‬Chi avesse violato questo decreto avrebbe pagato con la vita,‭ ‬oppure sarebbe stato bandito dal proprio paese ed escluso dalla comunità‭ ‬dei cristiani.


Nel‭ ‬1095,‭  ‬nell‭’‬anno in cui fu bandita la prima crociata,‭ ‬il papato fece propria la Tregua di Dio e la ripropose in tutta Europa,‭ ‬sostenendola con il principio dottrinario che nessun cristiano potesse uccidere un altro cristiano,‭ ‬in quanto avrebbe versato il sangue di Cristo.‭  ‬Per i‭ “‬cavalieri‭”‬,‭ ‬dunque,‭ ‬si era messa male,‭ ‬se così si può dire‭; ‬si aggregarono quasi tutti alla crociata e gli infedeli divennero il nemico legittimo da annientare con qualsiasi mezzo,‭ ‬per la maggior gloria del dio‭ ‬cristiano,‭ ‬ma anche per ricompense personali.


In Linguadoca,‭ ‬nel corso dei decenni,‭ ‬questa tregua non conseguì grandi risultati in quanto vi erano troppi frazionamenti del territorio soggetti a sovrani indipendenti:‭ ‬la Chiesa di Roma,‭ ‬il re d‭’‬Aragona,‭ ‬il re d‭’‬Inghilterra,‭ ‬il re di Francia e il conte di Tolosa,‭ ‬naturalmente inseriti,‭ ‬almeno in teoria,‭  ‬nell‭’‬organizzazione piramidale del feudalesimo.‭  ‬Il re era il sovrano principale,‭ ‬ma concretamente,‭ ‬doveva passare attraverso i suoi vassalli che,‭ ‬a loro volta avevano,‭ ‬come subordinati,‭ ‬i signori degli innumerevoli castelli da cui dipendevano direttamente i servi e tutti gli abitanti delle campagne.


Se si tiene presente che ogni piccolo barone aveva al suo servizio degli uomini d‭’‬arme che si battevano solo per lui‭; ‬che aveva il diritto di guerreggiare contro i vicini e di allargare il suo territorio a loro spese‭; ‬al contrario,‭ ‬di allearsi con essi contro uno più forte,‭ ‬magari contro il superiore immediato o il sovrano stesso,‭ ‬si comprende come fosse praticamente impossibile conseguire,‭ ‬solo con le buone intenzioni,‭ ‬il risultato di una pace durevole.


Tutti questi personaggi erano uomini molto fieri,‭ ‬dei guerrieri poco inclini alla sottomissione e,‭ ‬perfino per il re,‭ ‬era difficile contare sulla loro obbedienza e sulla loro buona volontà.

Quando si trattò di sradicare l‭’‬eresia,‭ ‬le deliberazioni dei vari concili contro gli eretici,‭ ‬per esempio,‭ ‬si sfilacciavano o si dissolvevano in tutti questi passaggi ostili al potere centrale.


Le truppe mercenarie erano costituite sia da cavalieri,‭ ‬cioè nobili poveri che non avevano più proprietà,‭ ‬oppure era talmente esigua che non consentiva loro di vivere al livello della nobiltà,‭ ‬sia da fuorilegge veri e propri,‭ ‬provenienti dagli strati sociali più bassi,‭ ‬che non accettavano‭ ‬la loro condizione di subordinazione‭  ‬ed erano disposti a compiere qualsiasi atto criminale per vivere come volevano.

Quando non guerreggiavano per i vari signori nelle loro guerre interminabili,‭ ‬cioè quando rimanevano senza ingaggio perché c‭’‬era una tregua o addirittura la pace fra i contendenti,‭ ‬si battevano per conto loro‭; ‬non si adattavano di certo ad un lavoro comune perché la razzia e il saccheggio rendevano molto‭  ‬ed il loro numero andava sempre più aumentando.

 

 

 

Nel‭ ‬1195‭ ‬Raimondo V°‭ ‬morì e gli succedette suo figlio Raimondo VI°‭ ‬che aveva tutta un‭’‬altra visione della situazione in cui si trovava la sua contea.

Conscio che la metà dei suoi vassalli o sottoposti in genere‭  ‬era più o meno segretamente eretica,‭ ‬ma quasi tutti erano simpatizzanti manifesti dell‭’‬eresia,‭ ‬ritenne di non avere nessuna convenienza ad annientarli come voleva la Chiesa,‭ ‬anche per il fatto che lui,‭ ‬pur essendosi sempre dichiarato cattolico,‭ ‬dall‭’‬inizio alla fine della sua storia,‭  ‬non era né un fanatico,‭ ‬né un succube‭ ‬al potere clericale‭; ‬ma piuttosto un libertario che,‭ ‬in qualche modo era erede di quella civiltà improntata alla‭  ‬massima tolleranza religiosa che aveva caratterizzato la sua terra nei secoli precedenti.

Anche al riguardo dei routiers,‭ ‬cioè ai soldati di ventura mercenari,‭ ‬il suo convincimento era ben diverso da quello della Chiesa che ne imponeva la cacciata tout-court perché gli erano molto utili‭  ‬nelle attività militari del suo Stato.


L‭’‬ascesa al trono di Raimondo VI°,‭ ‬per tre anni aveva bloccato la campagna anticatara messa in movimento dal padre,‭ ‬per lo meno aveva lasciato le cose come stavano ma,‭ ‬purtroppo per lui,‭ ‬nel‭ ‬1198,‭ ‬salì al papato Innocenzo III°,‭ ‬circestense,‭ ‬già abate a Citeaux,‭ ‬assolutamente deciso a sconfiggere l‭’‬eresia e a riguadagnare il‭ ‬primato della chiesa cattolica in Linguadoca.


Dall‭’‬inizio la sua azione fu pastorale e diplomatica,‭ ‬vale a dire che i suoi legati,‭ ‬scelti personalmente da lui e tutti circestensi,‭ ‬con i loro ausiliari,‭ ‬dovevano fare leva essenzialmente sulla predicazione‭ ‬e sul perdono agli eretici e,‭ ‬solo nel caso del loro ostinato rifiuto,‭ ‬applicare le pene ecclesiastiche e temporali,‭ ‬che al massimo,‭ ‬potevano arrivare all‭’‬esilio e alla confisca dei beni.


Ancora‭  ‬quattro o cinque anni dopo la sua ascesa al papato,‭ ‬Innocenzo III°‭ ‬sembrava convinto che una predicazione autorevole,‭ ‬impartita capillarmente su tutto il territorio come missionariato,‭ ‬sarebbe stata sufficiente a screditare l‭’‬eresia e a riguadagnare un po‭’‬ della fiducia di coloro che si erano allontanati dalla chiesa cattolica.

Si dovette ricredere perché,‭ ‬non solo non ottenne le risposte sperate,‭ ‬tanto che vi fu anche un continuo avvicendamento di legati pontifici‭; ‬ma,‭ ‬addirittura,‭ ‬nel‭ ‬1204,‭ ‬un ministro cataro,‭ ‬molto noto ed amato,‭  ‬Guillebert de Castres,‭ ‬diede il Consolamentum alla sorella del conte di Foix,‭ ‬Esclarmonde,‭ ‬in una cerimonia pubblica alla quale aveva partecipato il conte stesso con un gran numero di nobili,‭ ‬cavalieri e borghesi.


Innocenzo III°‭ ‬si vide costretto a cambiare tattica e conferì carta bianca ai suoi commissari,‭ ‬sia in campo secolare che in quello ecclesiastico.‭  ‬Divennero i superiori-controllori di tutto il clero sul territorio,‭ ‬vescovi compresi,‭ ‬avendo il potere di togliere i benefici ecclesiastici a quanti,‭ ‬a loro insindacabile giudizio,‭ ‬non ne fossero stati più degni.

Obbligarono i magistrati,‭ ‬attraverso un giuramento,‭ ‬a difendere in ogni modo la fede romana,‭ ‬i vescovi e i signori ad eseguire tutti i loro decreti in materia di eresia‭; ‬ma soprattutto imposero ai vari principi di sospendere le guerre tra di loro e a fare la pace,‭ ‬almeno apparente e impegnare invece le loro forze e la loro bellicosità nella persecuzione degli eretici.


La questione della pace era molto importante per la riuscita del piano del Papa che,‭ ‬invece,‭ ‬si riservava il diritto di distruggere i suoi avversari con la forza quando l‭’‬avesse ritenuto necessario.‭  ‬Infatti,‭ ‬nonostante che Raimondo VI°,‭ ‬cedendo alle minacce dei legati,‭ ‬avesse sottoscritto l‭’‬impegno a scacciare gli eretici dai suoi Stati e a ristabilirvi la pace,‭ ‬Innocenzo III°,‭ ‬segretamente,‭ ‬rivolse una pressante richiesta a Filippo Augusto,‭ ‬re di Francia,‭ ‬affinchè inviasse delle armate in appoggio alla missione dell‭’‬abate di Citeaux,‭ ‬di Arnaud Amaury e di Pierre de Castelnau,‭ ‬responsabili di tutta l‭’‬operazione‭ ‬anticatara di quel periodo.

‎"Per arrestare lo spargimento di sangue nel Midi” fu la motivazione della richiesta e al tempo stesso lo autorizzò a confiscare, a favore della corona francese, i possedimenti dei baroni del sud che non fossero stati più che solerti nel cacciare l’eresia dai loro territori. 

Filippo Augusto era impegnato militarmente contro l‭’‬Inghilterra e non poteva permettersi di aprire un altro fronte di guerra‭; ‬così lasciò cadere l‭’‬invito.

Pierre de Castelnau,‭ ‬sia per il grande potere di cui disponeva,‭ ‬sia perché era anche aggressivo ed autoritario di natura,‭ ‬si scontrò subito con Raimondo VI°.‭  ‬E‭’‬ storicamente accertato‭  ‬che il conte aveva un carattere impulsivo,‭ ‬istintivo,‭ ‬contraddittorio‭; ‬che con la chiesa usava due pesi e due misure,‭ ‬con‭ ‬una mano dava e con l‭’‬altra toglieva.‭ ‬Oltre tutto,‭ ‬da anni era in aspro conflitto con l‭’‬abbazia di Saint Gilles,‭ ‬che avrà un peso determinante nel suo scontro con il Papato.‭  ‬In ogni modo,‭ ‬cercava di tenere a freno l‭’‬arrogante strapotere che ormai i legati esercitavano sul suo territorio‭ ‬– in virtù del mandato papale‭ ‬– che aveva lo scopo,‭ ‬neanche tanto recondito,‭ ‬di indebolirlo e,‭ ‬magari,‭ ‬toglierlo di mezzo.


Nel‭ ‬1207,‭ ‬essendosi rifiutato di conferire con Pierre de Castelnau a proposito della sospensione delle guerre con i suoi baroni della Provenza,‭ ‬peraltro aizzati contro di lui dal legato stesso,‭ ‬Raimondo VI°‭ ‬fu scomunicato ed ebbe l‭’‬interdizione sui suoi domini.‭   ‬Innocenzo III°‭ ‬lo minacciò apertamente,‭ ‬dichiarandosi pronto ad organizzare una lega di baroni del nord contro di lui,‭ ‬se avesse continuato a favorire gli eretici.


Il conte di Tolosa,‭ ‬resosi conto di non essere in grado di vincere contro il papato in uno scontro aperto,‭ ‬si sottomise‭; ‬firmò la pace con i suoi avversari ed ottenne in cambio l‭’‬assoluzione dalla censura.

Tuttavia,‭ ‬Innocenzo III°,‭ ‬fece pressioni per la seconda volta su Filippo Augusto e i suoi baroni perché andassero in armi nel Midi per‭ “‬riportarlo alla ragione‭”‬,‭ ‬accordando ai combattenti gli stessi benefici materiali e le stesse indulgenze plenarie concesse ai crociati della Terrasanta.


Il re di Francia,‭ ‬ancora una volta,‭ ‬non potè o non volle ottemperare al desiderio del Papa e le cose avrebbero potuto mantenersi in stato di stallo,‭ ‬o decantare addirittura,‭ ‬se l‭’‬omicidio di Pierre‭ ‬de Castelnau non avesse fatto precipitare la situazione e costretto tutti,‭ ‬volenti o nolenti,‭ ‬a‭  ‬passare alle vie di fatto.

Il legato pontificio fu ucciso sulle rive del Rodano da due sconosciuti dopo che,‭ ‬il giorno precedente,‭ ‬nell‭’‬abbazia di Saint Gilles,‭ ‬aveva avuto uno scontro violento con Raimondo VI°‭ ‬che,‭ ‬a detta di testimoni,‭ ‬proferì delle minacce nei suoi riguardi.

Non sono mai stati storicamente accertati né l‭’‬identità dei sicari,‭ ‬né il reale movente dell‭’‬omicidio,‭ ‬cioè se i‭ ‬due avessero agito per proprio conto,‭ ‬per motivi personali‭; ‬o per istigazione del conte‭; ‬o per ordine di chi aveva interesse a scatenare la guerra.

Innocenzo III°‭ ‬espresse subito la speranza che la morte del suo servitore servisse al trionfo della causa della Chiesa cattolica e fece immediatamente i passi necessari per vendicarla.


Affinchè le minacce del pontefice non risultassero vane ancora una volta,‭ ‬come era stato già fatto nel secolo precedente,‭ ‬in occasione della crociata in Terrasanta,‭ ‬dei predicatori autorizzati percorsero tutto il Paese,‭ ‬di borgo in borgo,‭ ‬di castello in castello,‭ ‬infiammando gli animi e risvegliando l‭’‬ardore e l‭’‬unione dei cattolici,‭ ‬ma soprattutto promettendo abbondanti ricompense,‭ ‬a quanti avessero partecipato a questa nuova crociata in terra di Francia.‭  ‬Indulgenze plenarie,‭ ‬perdoni generalizzati,‭ ‬posti in paradiso per tutta la famiglia,‭ ‬diritti di saccheggio,‭ ‬spartizione dei beni confiscati agli eretici erano considerati premi‭  ‬molto allettanti e le adesioni furono veramente numerose.


Filippo Augusto si defilò ancora,‭ ‬pur permettendo ai baroni della Borgogna e del Nivernais di unirsi alla spedizione,‭ ‬ma riservando l‭’‬esercizio dei suoi diritti di sovrano per l‭’‬annessione dei feudi della contea di Tolosa,‭ ‬solo nel caso in cui Raimondo VI°‭ ‬fosse stato riconosciuto colpevole e legalmente condannato.

L‭’‬esercito dei crociati era veramente imponente perché,‭ ‬oltre ai vassalli del regno di Francia,‭ ‬si contavano molti signori fiamminghi e germanici che non volevano proprio lasciarsi sfuggire quest‭’‬occasione d‭’‬oro di estendere i loro possedimenti,‭  ‬ai quali,‭  ‬a mano a mano che scendevano nel Midi,‭ ‬si univano i cattolici più ardenti.‭

Raimondo VI°‭ ‬si rese conto di essere in trappola‭; ‬chiese aiuto sia a Filippo Augusto,‭ ‬sia a Ottone‭  ‬IV°‭ ‬di Germania‭; ‬ma,‭ ‬purtroppo,‭ ‬questi sovrani,‭ ‬pur volendo essergli utili,‭ ‬erano‭  ‬costretti all‭’‬impotenza dalla Santa Sede.‭


Lui aveva tutto il diritto di essere‭ “‬padrone a casa sua‭”‬,‭ ‬anche in considerazione del fatto che al suo popolo,‭ ‬di tutte le classi sociali,‭ ‬andava bene così e lo riconosceva come legittimo sovrano.

Per i vassalli,‭ ‬i consoli,‭ ‬le corporazioni delle città,‭ ‬per la nobiltà e la ricca borghesia dei commerci le diversità religiose,‭ ‬il cosmopolitismo delle culture,‭ ‬la diffusione dell‭’‬istruzione anche fra i ceti sociali più bassi‭; ‬la passione che prendeva tutti nobili,‭ ‬borghesi e paesani per la poesia lirica dei trobadori,‭ ‬erano divenuti il modo di essere,‭ ‬di vivere di quella società che non avrebbe mai accettato volontariamente di essere soffocata‭ ‬dall‭’‬oscurantismo dogmatico del Cattolicesimo‭; ‬non avrebbe mai rinunciato volontariamente alla libertà di pensiero.‭ ‬Fu necessario uccidere fisicamente persona per persona,‭ ‬fare terra bruciata.


La distruzione di un intero popolo,‭ ‬l‭’‬Occitano che,‭ ‬per coincidenze storiche più diverse,‭ ‬rappresentava in quel periodo un modello di evoluzione‭  ‬basato sulla libertà della coscienza,‭ ‬fu non solo fisica,‭ ‬ma spirituale.‭  ‬Ogni essere umano poteva scegliere di essere cattolico,‭ ‬cataro,‭ ‬valdese,‭ ‬gnostico,‭ ‬ateo,‭ ‬islamico‭ ‬e quant‭’‬altro,‭ ‬nel rispetto della diversità,‭ ‬come riconoscimento del divino sia in sé,‭ ‬sia in ogni altro uomo.‭   ‬All‭’‬origine del genocidio ci furono il grande inganno,‭ ‬la grande menzogna.‭


La cultura cattolica-universale-‭ ‬di Roma,‭ ‬da Costantino in poi e praticamente fino ai giorni nostri,‭ ‬ci ha condizionato a credere che la sua comparsa nel mondo avesse,‭ ‬a torto o a ragione,‭ ‬cancellato ogni altra religione,‭ ‬culto o tradizione precedente,‭ ‬per il solo fatto di essersi presentata come‭ “‬l‭’‬unica vera,‭ ‬nell‭’‬unico vero Dio‭”‬.‭  ‬Non solo,‭ ‬ma che tutti i popoli vi avevano aderito volontariamente ed incondizionatamente,‭ ‬felici di recidere qualsiasi legame con il loro sangue,‭ ‬cioè con la catena astrale dei loro antenati,‭ ‬con le loro tradizioni originarie e con la loro identità,‭ ‬per fare questo grande‭ “‬salto di qualità‭”‬:‭ ‬abbracciare la vera fede ed uniformarsi ad un unico modello di pensiero e di comportamento.


Nella realtà,‭ ‬quella nuova teoria accattivante,‭ ‬altro non era che lo strumento di dominio di cui l‭’‬energia del Rex Mundi si era servita a quell‭’‬epoca per imporsi ai suoi avversari nel cosmo ed estendere la sua influenza dominatrice su tanti popoli e tanti territori.

Ormai la ricerca storica libera ha ampiamente documentato che‭ “‬l‭’‬unica vera fede nell‭’‬unico vero Dio‭”‬ era stata imposta con i genocidi e che le conversioni di massa non erano mai state spontanee,‭ ‬ma indotte,‭ ‬con ogni sorta di terrore e di violenza.


Il Cristianesimo romano rappresentò il precedente dell‭’‬omologazione mondialista,‭ ‬di quello stato unico mondiale con un governo unico mondiale che è di assoluta attualità ai giorni nostri,‭ ‬e dell‭’‬imperialismo culturale che annientò civiltà,‭ ‬tradizioni e identità differenti e non attraverso un processo di progressiva compenetrazione,‭ ‬ma in modo feroce e vile‭; ‬da‭ ‬un lato,‭ ‬energeticamente,‭ ‬appropriandosi dei simboli e dei riti delle religioni che combatteva,‭ ‬quindi,‭ ‬svuotandole,‭ ‬togliendo loro ogni forza‭; ‬dall‭’‬altro,‭ ‬sul piano propriamente fisico,‭ ‬con lo sterminio di massa dei loro sostenitori e,‭ ‬quindi,‭ ‬dei loro nutritori,‭ ‬con l‭’‬inquisizione,‭ ‬i roghi e la paura dell‭’‬inferno.

Sul piano umano,‭ ‬nel regno del dio della materia,‭ ‬finora non ha vinto la Verità,‭ ‬ma la Menzogna,‭ ‬non‭  ‬l‭’‬Amore,‭ ‬ma l‭’‬Odio.

Per millenni,‭ ‬ci sono state lotte spietate degli uomini sul pianeta,‭ ‬indotte e fomentate dal‭ “‬signore di questo mondo‭”‬ che si sono sterminati a centinaia di milioni per affermare la supremazia di un dio,‭ ‬dell‭’‬unico dio,‭ ‬piuttosto che dei molti dei che sono all‭’‬origine della diversità dei popoli,‭ ‬delle culture e degli esseri umani.


Raimondo VI°‭ ‬trattò direttamente la sua sottomissione con il papa,‭ ‬nel tentativo di allontanare dal‭  ‬regno di Tolosa il flagello della crociata e,‭ ‬in pegno,‭ ‬consegnò alla Chiesa romana sette castelli‭; ‬fece giurare ai rappresentanti delle città di Nimes,‭ ‬Avignone e Saint Gilles di non dargli più obbedienza,‭ ‬qualora fosse stato spergiuro e così potè chiedere al legato l‭’‬assoluzione.


Gli fu concessa,‭ ‬nella chiesa di Saint Gilles,‭ ‬alla presenza di un‭’‬immensa folla.‭  ‬Seminudo,‭ ‬fu trascinato con una corda‭ ‬all‭’‬altare dove venne frustato e dovette prestare giuramento di obbedire alla chiesa‭; ‬dare la caccia agli eretici e ai briganti‭; ‬non conferire alcuna carica pubblica ai Giudei,‭ ‬riparare tutti i danni fatti agli edifici religiosi‭; ‬ubbidire a tutti gli ordini dei legati e dei vescovi‭; ‬rinunciare a qualunque diritto di pedaggio sui suoi territori,‭ ‬salvo quelli autorizzati da una concessione reale:‭  ‬Non solo,‭ ‬ma a tutte queste umiliazioni,‭ ‬si aggiunse quella di chiedere di far parte della crociata per combattere lui stesso i suoi amici.


La sua sottomissione personale non salvò il Midi dal disastro ed infatti la città di Beziérs fu la prima a farne le spese.‭  ‬Quando i crociati vi posero l‭’‬assedio,‭ ‬i vescovi incitarono,‭ ‬pregarono i loro fedeli perché uscissero dalla città‭; ‬ma gli abitanti cattolici rifiutarono di abbandonare al loro destino di morte i loro concittadini eretici e così subirono la stessa sorte.

Quando la santa armata entrò in città,‭ ‬tutti gli abitanti si erano rifugiati nelle chiese e lì,‭ ‬cattolici ed eretici,‭ ‬uomini,‭ ‬donne,‭ ‬vecchi e bambini furono trucidati.

Un cronista tedesco dell‭’‬epoca riportò la famosa risposta che il legato Arnaud Amaury,‭ ‬responsabile della crociata,‭ ‬diede al comandante militare che gli chiedeva come si potevano distinguere i cattolici dagli eretici‭ ‬:‭ “‬Uccideteli tutti,‭ ‬Dio riconoscerà i suoi‭”‬.‭ (‬4‭)

Dopo‭ ‬15.000‭ ‬morti la città fu incendiata e ridotta in cenere e di Beziérs non restò più nulla.‭  ‬Era il‭ ‬21‭ ‬luglio‭ ‬1209.


Se l‭’‬intento del legato era stato quello di terrorizzare,‭ ‬sicuramente c‭’‬era riuscito.‭  ‬I castellani dei dintorni si affrettarono a fuggire o a sottomettersi e così,‭ ‬senza incontrare nessun ostacolo i crociati,‭ ‬lasciate le rovine fumanti di Beziérs,‭ ‬si diressero su Carcassonne e vi posero l‭’‬assedio.

Il visconte Raimond Roger,‭ ‬signore di quel feudo,‭ ‬vassallo del re d‭’‬Aragona,‭ ‬si era già recato là per organizzare la resistenza‭; ‬ma non aveva avuto tempo sufficiente per cui,‭ ‬solo dopo pochi giorni di assedio,‭ ‬essendo rimasta senza acqua e senza viveri,‭ ‬la città dovette capitolare.

Il visconte aveva fatto intervenire come mediatore fra lui e i crociati vincitori il re d‭’‬Aragona,‭ ‬ma ottenne solo un salvacondotto per sé e per dodici suoi compagni.‭ ‬Rifiutò di abbandonare il suo popolo e,‭ ‬trattenuto in ostaggio,‭ ‬fu imprigionato e morì in breve tempo,‭ ‬probabilmente ucciso.


Agli abitanti di Carcassonne fu permesso di abbandonare la città col solo vestito che avevano addosso:‭ ‬il massacro e la distruzione totale come a Beziérs non dovevano più ripetersi perché,‭ ‬oltre alle persone,‭ ‬venivano distrutte anche le ricchezze private e pubbliche e questo non consentiva di conseguire quelle ricompense che erano state promesse‭; ‬non solo,‭ ‬ma privava la santa armata delle risorse necessarie al proprio sostentamento.


Secondo la legge canonica,‭ ‬essendo stato giudicato eretico,‭ ‬a Raimond Roger e al suo casato vennero confiscate tutte le proprietà e,‭ ‬fra i ranghi dei nobili crociati,‭ ‬i legati cercarono un nuovo visconte di Beziérs e di Carcassonne.‭  

I più grandi rifiutarono e solo Simon de Montfort,‭ ‬conte di Leicester,‭ ‬un piccolo nobile che aveva qualche possedimento in Inghilterra,‭ ‬accettò il bel feudo che la Chiesa gli porgeva su un piatto d‭’‬argento.

Divenne così il capo della crociata‭; ‬intelligente,‭ ‬molto ambizioso,‭ ‬assolutamente devoto al cattolicesimo,‭ ‬desiderò subito rimpiazzare Raimondo VI°‭ ‬sul trono di Tolosa.

L‭’‬uomo giusto,‭ ‬al posto giusto,‭ ‬nel momento giusto,‭ ‬l‭’‬uomo della Provvidenza,‭ ‬tuttavia non ebbe vita facile negli anni in cui imperversò e dovette faticare non poco per tenere la piazza,‭ ‬soprattutto per le continue rivolte della gente che odiava quell‭’‬esercito straniero che uccideva per impossessarsi di tutto.

Malgrado le sue ambizioni,‭ ‬il suo reale talento militare e l‭’‬appoggio totale e incondizionato della Chiesa,‭ ‬morì nel‭ ‬1218,‭ ‬nel corso dell‭’‬assedio di Tolosa,‭ ‬colpito da un sasso lanciato da una donna dalle mura della città,‭ ‬senza aver portato a termine la conquista della Linguadoca,‭ ‬nonostante fosse spietato nelle sue rappresaglie.


Nel‭ ‬1211,‭ ‬infatti,‭ ‬era scoppiata una guerra aperta fra Raimondo VI°‭ ‬e Simon de Montfort.

Il conte di Tolosa aveva,‭ ‬per alleato,‭ ‬Pietro II°‭ ‬d‭’‬Aragona che gli era anche parente e per un paio d‭’‬anni,‭ ‬le sorti della guerra erano state decisamente a suo favore.‭  ‬Purtroppo,‭ ‬nel‭ ‬1213‭ ‬Pietro II°‭ ‬morì‭ ‬in battaglia‭; ‬l‭’‬alleanza gioco forza venne meno e Raimondo VI°‭ ‬si trovò di nuovo in una situazione perdente.

Ancora una volta,‭ ‬nel tentativo di salvare il salvabile,‭ ‬con i maggiorenti e i nobili delle sue città e contee più importanti,‭ ‬si presentò al nuovo plenipotenziario di Innocenzo III°‭ ‬e gli chiese la riconciliazione.

Gli fu data nel Concilio di Montpellier del‭ ‬1215,‭ ‬ma in cambio della rinuncia tout-court al titolo,‭ ‬a tutti i suoi domini e ai suoi beni,‭ ‬essendo stato dichiarato dalle autorità ecclesiastiche decaduto nella sovranità.‭  ‬Gli venne consentito di vivere a Tolosa come semplice cittadino.

Il concilio di Latran dello stesso anno attribuì i possedimenti del suo casato a Simon de Montfort e Filippo Augusto,‭ ‬benchè non vedesse di buon occhio l‭’‬insediamento di un vassallo così forte per i suoi legami a doppio filo di ferro con la Santa Sede,‭ ‬gli conferì la regolare investitura di conte di Tolosa.


Nel frattempo,‭ ‬i vari legati pontifici che si erano succeduti in quegli anni,‭ ‬si erano insediati sui ricchi seggi episcopali del Midi,‭ ‬da cui erano stati destituiti i predecessori,‭ ‬scomunicati e spogliati delle loro prerogative dai legati stessi.

Per esecrabile che fosse stata la soldataglia crociata,‭ ‬i preti onnipresenti,‭ ‬lo furono ancora di più,‭ ‬forti dell‭’‬occupazione militare.‭  ‬Espropriando,‭ ‬accrescendo senza misura le decime e il carnelage,‭ ‬finirono con il rovinare del tutto il Paese,‭ ‬dando la caccia e mettendo al rogo i Perfetti che gli Occitani veneravano.


Innocenzo III°,‭ ‬secondo la sua indole doppiogiochista,‭ ‬da bastone e carota,‭ ‬in modo paternalistico,‭ ‬volle mitigare un po‭’‬ la durezza delle deliberazioni conciliari che avevano ridotto un sovrano ad un nulla,‭ ‬sicchè fece riavere alla moglie di Raimondo VI°‭ ‬i beni della sua dote‭; ‬inoltre,‭ ‬garantì l‭’‬appannaggio dei feudi di Provenza al figlio Raimondo VII°,‭ ‬con la promessa di renderglieli alla sua maggiore età,‭ ‬se si fosse dimostrato degno,‭ ‬unita all‭’‬autorizzazione di riprendere con la forza quello che,‭ ‬con la forza,‭ ‬gli era stato tolto.


Padre e figlio trovarono però subito un rifugio sicuro e le risorse per riprendere la lotta perché tutti i signori,‭ ‬spossessati dei loro possedimenti dalla forza militare dei crociati o dalle sentenze dei legati,‭ ‬attendevano un liberatore.

La Linguadoca non ne poteva proprio più di questa soldataglia del nord e perciò mise a disposizione dei suoi conti le risorse economiche ed umane di cui avevano bisogno per vincere.

Tolosa si ribellò a Simon de Montfort,‭ ‬accolse il suo vecchio sovrano a braccia aperte e per nove mesi resistette a tutti gli assalti che l‭’‬usurpatore‭  ‬le sferrava per riconquistarla,‭ ‬finchè fu ucciso,‭ ‬proprio sotto le sue mura.


Finalmente si fece strada la coscienza che la lotta non doveva più avvenire a causa di una religione contro un‭’‬altra,‭ ‬bensì doveva essere nazionale,‭ ‬cioè esprimere la consapevolezza dell‭’‬appartenenza ad un territorio,‭ ‬ad una cultura,‭ ‬ad una lingua,‭ ‬ad una civilizzazione che faceva di quella miriade di entità,‭ ‬pur autonome e indipendenti,‭ ‬una vera Nazione,‭ ‬per la cui libertà si doveva tutti insieme lottare.‭  


Alla morte di Simon de Montfort gli succedette il figlio Amaury,‭ ‬che si rivelò subito incapace di continuare l‭’‬azione del padre.‭  ‬Anche‭  ‬in Vaticano non c‭’‬era più Innocenzo III°,‭ ‬ma il nuovo papa Onorio III°‭ ‬che,‭ ‬ancora più determinato del suo predecessore,‭ ‬fece uso di qualsiasi mezzo di persuasione per far avere aiuti e appoggi d‭’‬ogni tipo al giovane Amaury‭; ‬tanto che,‭ ‬dopo anni di non belligeranza,‭ ‬se non proprio di neutralità,‭ ‬anche il re di Francia dovette cedere e mandare suo figlio Luigi alla crociata


C‭’‬era già stato quattro anni prima come osservatore,‭ ‬ma questa volta,‭ ‬dovette anche combattere.‭  ‬Non riuscì ad espugnare Tolosa‭; ‬occupò Marmande nel‭ ‬1219,‭ ‬dove le truppe di Amaury ammazzarono cinquemila persone,‭ ‬donne,‭ ‬vecchi e bambini‭; ‬ma fece ritorno in Francia senza niente di concreto.‭  ‬Tuttavia,‭ ‬con questo intervento,‭ ‬la corona francese entrò di forza sulla scena della Linguadoca‭; ‬vi prese un posto preponderante e,‭ ‬sola,‭ ‬ne raccoglierà i profitti.


Nel‭ ‬1221‭ ‬morì anche Domenico di Guzman che fu uno dei primi missionari predicatori stranieri che accorsero‭  ‬nel Midi,‭ ‬fin dall‭’‬inizio dell‭’‬azione dei legati contro l‭’‬eresia,‭ ‬infiammati dall‭’‬ardore e dalla volontà di‭  ‬ricondurre le anime disperse a dio.‭  ‬Dopo aver vanamente tentato di convertire i Catari con la predicazione per diversi anni,‭ ‬Domenico di Guzman,‭ ‬il carnefice dichiarato santo dalla chiesa subito dopo morto,‭ ‬optò per larepressione.‭  ‬E‭’‬ passato alla storia il suo pronunciamento:‭ “‬Là,‭ ‬dove‭ ‬la benedizione non serve,‭ ‬servirà il bastone‭”‬.‭ (‬5‭)

Dopo aver creato l‭’‬Ordine dei Frati predicatori,‭ ‬i futuri Domenicani,‭ ‬diede loro la missione di annientare gli eretici,‭ ‬a cui si consacrarono con feroce fanatismo e la morte del fondatore‭  ‬esacerbò ancora di più la loro violenza,‭ ‬tanto che il Papa Gregorio IX attribuì loro,‭ ‬praticamente in esclusiva,‭ ‬la funzione inquisitoriale.


Raimondo VI°‭ ‬uscì di scena l‭’‬anno successivo,‭ ‬morì infatti nel‭ ‬1222.‭  ‬Da quattro anni,‭ ‬lui e il figlio Raimondo VII°,‭ ‬benchè soverchiati da anatemi,‭ ‬scomuniche,‭ ‬censure,‭ ‬lottavano strenuamente per riprendersi la loro sovranità,‭ ‬che comportava anche l‭’‬indipendenza e la libertà individuale e collettiva insieme di tutta la loro gente


E‭’‬ storicamente provato che il movimento cataro,‭ ‬durante questi anni di vittorie nazionali,‭  ‬si ricompattò e riprese in pieno la sua attività‭; ‬furono nominati nuovi vescovi e ministri che rimpiazzarono quelli fatti fuori dai crociati.‭  ‬D‭’‬altra parte,‭ ‬con i nobili e i borghesi loro simpatizzanti,‭ ‬erano gli amici più devoti dei conti di Tolosa ai quali davano denaro e appoggi necessari alla guerra.

La questione catara venne così a coincidere con la questione nazionale occitana,‭ ‬cioè la costituzione in nuce di un nuovo Stato che fosse del tutto autonomo e indipendente sia dalla corona francese che dal papato di Roma:‭ ‬un modello alternativo che avrebbe potuto cambiare il corso della storia e la coscienza degli esseri umani del suo tempo.


Già da qualche anno prima della morte,‭ ‬Raimondo VI°‭ ‬si mise un po‭’‬ da parte,‭ ‬lasciando al figlio maggiore decisionalità e responsabilità‭; ‬ma,‭ ‬fin che fu in vita,‭ ‬cercò di barcamenarsi più che potè in una situazione in cui la sua sconfitta era già stata programmata nel‭ “‬piano divino‭”‬.‭  ‬Tuttavia,‭ ‬fu un grande sovrano,‭ ‬anche se la storia,‭ ‬scritta dai vincitori,‭ ‬lo presenta come una persona‭  ‬incostante,‭ ‬altalenante,‭ ‬opportunista e ambigua.

Anche se lui negò sempre di essere seguace dell‭’‬eresia,‭ ‬non tradì mai i signori catari suoi amici,‭ ‬pagando di persona,‭ ‬sia per lealtà nei loro confronti,‭ ‬sia per la sua dignità di capo di Stato,‭ ‬libero e responsabile del suo agire verso il suo popolo e non fantoccio nelle mani di altri,‭ ‬chiunque fossero.


Il‭ ‬1222‭ ‬fu un anno di svolta,‭ ‬vale a dire che si erano create delle condizioni,‭ ‬da entrambe le parti,‭ ‬per cui l‭’‬accordo,‭ ‬sarebbe stato auspicabile per tutti.‭  ‬Il giovane Amaury,‭ ‬avendo collezionato disfatte su disfatte,‭ ‬lasciò definitivamente la Linguadoca,‭ ‬offrendo i suoi diritti al re di Francia che,‭ ‬al momento rifiutò.‭  ‬I crociati erano sempre meno numerosi ed ormai,‭ ‬la santa armata era composta quasi esclusivamente da briganti dediti ad ogni sorta di vizi e di eccessi.

Raimondo VII°‭ ‬ritenne che fosse il momento favorevole per lui,‭ ‬come vincitore,‭  ‬di chiedere il perdono della Chiesa per mettere fine a quell‭’‬interminabile guerra e il Papa Onorio III°‭ ‬si dimostrò disposto alla pace,‭ ‬rifiutando a Luigi VIII°,‭ ‬nel frattempo divenuto re,‭ ‬il nulla osta a far valere i suoi diritti sul Midi,‭ ‬cedutogli in blocco da Amaury de Montfort.


Il partito dei Montfort,‭ ‬però,‭ ‬per non perdere le sue posizioni di potere e i patrimoni‭  ‬che aveva razziato negli anni della crociata,‭ ‬con il placet della santa sede,‭ ‬offrì al re di Francia i mezzi economici necessari ad una nuova azione bellica che ebbe luogo qualche anno dopo,‭ ‬con esito militarmente poco felice per i Francesi,‭ ‬ma politicamente redditizia.

Luigi VIII°‭ ‬morì nel‭ ‬1226,‭ ‬ma la corona di Francia aveva ormai messo le mani sulle antiche proprietà dei visconti di Beziérs e di Carcassonne e,‭ ‬in tutte le città di quella contea s‭’‬insediarono dei siniscalchi che rappresentavano il potere centrale.‭  ‬Mirò anche al Tolosano‭; ‬ma,‭ ‬né Raimondo VII°,‭ ‬né il papa furono disposti a cederlo.


Bianca di Castiglia,‭ ‬vedova del re e reggente al trono in nome di suo figlio Luigi IX,‭ ‬che sarà fatto santo dalla Chiesa,‭ ‬trovò il compromesso giusto che,‭ ‬contemporaneamente,‭ ‬faceva gli interessi della corona e metteva fine alla guerra.‭   ‬Incorporò solidamente tutte le nuove conquiste nel regno di Francia‭; ‬lasciò a Raimondo VII°‭ ‬il Tolosano,‭ ‬però‭ ‬a regime di sovranità limitata perché non divenisse un pericolo o un‭’‬occasione di rivolta e,‭ ‬attraverso un matrimonio dinastico,‭ ‬predispose l‭’‬unificazione dei‭  ‬domini del conte alla Francia.‭  ‬Jeanne,‭ ‬la figlia unica di Raimondo VII°,‭ ‬erede di tutti i beni‭ ‬del padre,‭ ‬venne promessa in sposa al principe Alfonso,‭ ‬fratello del re.


Raimondo VII°,‭ ‬a Meaux,‭ ‬davanti ad una folla immensa,‭ ‬in costume da penitente,‭ ‬sulla porta della chiesa di Notre Dame,‭ ‬ricevette l‭’‬assoluzione‭; ‬ma dovette giurare di perseguitare gli‭ ‬eretici‭; ‬allontanare i mercenari‭; ‬ristabilire e conservare tutti i privilegi della chiesa‭; ‬pagare a diversi monasteri e all‭’‬università di Tolosa cifre considerevoli‭; ‬prendere la croce per la Terrasanta‭; ‬radere al suolo le mura di Tolosa‭; ‬consegnare un certo numero di castelli e di ostaggi in garanzia del suo giuramento.‭  ‬Ad ogni buon conto,‭ ‬il Principato di Tolosa si trovò ridotto di due terzi.


Raimondo VII°,‭ ‬che era di tutt‭’‬altra stoffa rispetto al padre,‭ ‬subito alla morte di lui,‭ ‬si fece cooptare dal partito cattolico nazionale e dai predicatori di Domenico di Guzman che l‭’‬avevano convinto che con la sua sottomissione e riconciliazione completa con la Chiesa,‭ ‬sarebbero finalmente finiti i mali della Linguadoca.‭  ‬Fu fedele alla promessa di estirpare l‭’‬eresia e i Catari si accorsero subito di come i tempi fossero cambiati per loro.

Il‭ “‬Trattato di Parigi‭”‬ decretò l‭’‬alleanza di ferro fra la chiesa di‭  ‬Roma,‭ ‬la corona di Francia‭ ‬e la contea di Tolosa e,‭ ‬da quel momento,‭ ‬non ci fu più scampo per nessuno.‭  ‬Raimondo VII°,‭ ‬dalla sua istituzione nel‭ ‬1230‭ ‬e fino al‭ ‬1248,‭ ‬quando morì,‭ ‬sostenne,‭ ‬senza alcuna remora,‭ ‬l‭’‬operato dell‭’‬Inquisizione.

 

 

Fino all‭’‬avvento della crociata,‭ ‬il castigo ufficiale dell‭’‬eresia era l‭’‬esilio accompagnato dalla confisca dei beni,‭ ‬ma da allora,‭ ‬divenne la morte.

Non solo i massacri indiscriminati come quelli di Beziérs e Marmande,‭ ‬in cui morivano tutti nel mucchio,‭ ‬eretici e cattolici,‭ ‬ma le successive esecuzioni di massa‭ “‬mirate‭”‬ decimavano drasticamente le varie comunità.

Quando i soldati della santa armata entravano in una città,‭ ‬un borgo,‭ ‬un castello in cui si riteneva vivessero degli eretici,‭ ‬se c‭’‬era stata la capitolazione,‭  ‬potevano venire contrattate le condizioni di resa‭; ‬ma,‭ ‬nel caso di presa per assalto,‭ ‬nell‭’‬impeto dell‭’‬invasione,‭ ‬non c‭’‬era nessuna differenza di trattamento fra eretici e cattolici:‭ ‬era morte per tutti.

D‭’‬altra parte,‭ ‬il timore che i crociati ispiravano era tale che molti Albigesi,‭ ‬per salvarsi,‭ ‬ritornavano in seno alla chiesa vittoriosa.‭  ‬I semplici credenti riuscivano anche a dissimulare le loro simpatie religiose,‭ ‬sfuggendo alla vendetta dei crociati stessi‭; ‬ma per i ministri e i Perfetti catari,‭ ‬conosciuti pubblicamente,‭ ‬non c‭’‬era scampo.


I preti e i predicatori tentavano reiteratamente di indurli all‭’‬abiura e alla sottomissione alla chiesa e se questo fosse avvenuto,‭ ‬la loro assoluzione sarebbe stata accompagnata da un certificato che li metteva al riparo da persecuzioni ulteriori.‭ ‬In caso contrario,‭ ‬venivano consegnati al braccio secolare,‭ ‬cioè a Simon de Montfort o a un suo ufficiale che applicava le spietate leggi della guerra.

L‭’‬obiettivo dei missionari era quello di riportare all‭’‬ovile quante più pecorelle smarrite,‭ ‬quello‭ ‬dei crociati era quello di fare piazza pulita in fretta,‭ ‬per avere mano libera nella confisca e nella spartizione dei beni degli eretici.


I perseguitati,‭ ‬che riuscivano a scamparla,‭ ‬fuggivano nei boschi sulle montagne o nelle terre che appartenevano ancora ai signori che avevano in odio i legati del papa.‭  ‬Questi erano luoghi di rifugio temporaneo,‭ ‬non sicuro perché,‭ ‬a mano a mano che la crociata avanzava,‭ ‬venivano invasi,‭ ‬rastrellati e messi a ferro e a fuoco.‭  ‬Inoltre,‭ ‬molti cattolici,‭ ‬specialmente‭  ‬quelli che occupavano posizioni di‭  ‬potere,‭ ‬avevano fatto proprio l‭’‬imperativo dei legati:‭ ‬denunciare gli eretici o,‭ ‬ancora meglio,‭ ‬consegnarli personalmente ai missionari e ai crociati.‭ 


Addirittura,‭ ‬nel‭ ‬1229,‭ ‬Luigi IX,‭ ‬il santo,‭ ‬che intanto era divenuto re,‭ ‬in una celebre ordinanza,‭ ‬per incoraggiare le denunce dei dissidenti,‭ ‬dispose che i suoi podestà pagassero due marchi d‭’‬argento per due anni e,‭ ‬in seguito un marco,‭ ‬per ogni eretico denunciato che fosse stato catturato.‭  ‬Anche Raimondo VII°‭ ‬si adeguò,‭ ‬compensando con un marco d‭’‬argento chi faceva arrestare un eretico,‭ ‬scatenando una delazione,‭ ‬spesso del tutto falsa,‭ ‬perché comportava un compenso in denaro che permetteva ai delatori di tirare avanti,‭ ‬se non proprio di arricchirsi.

Nel‭ ‬1230‭ ‬si aprirono ufficialmente i lavori del Tribunale dell‭’‬Inquisizione,‭  ‬presieduto da F.‭ ‬Ferrier,‭ ‬il cui agire era stato tale che,‭  ‬mezzo secolo dopo,‭ ‬il suo nome terrorizzava ancora i dissidenti,‭ ‬ma anche chi venne dopo di lui,‭ ‬organizzò o continuò la caccia con una costanza e una ferocia perfino inimmaginabili.

Nessuna polizia politica,‭ ‬nella storia,‭ ‬fu più feroce,‭ ‬più spietata,‭ ‬più perfida,‭ ‬più accanita,‭ ‬più metodica e più efficace dell‭’‬inquisizione.

Si scatenò un parossismo diabolico‭; ‬i vescovi,‭ ‬nei vari sinodi,‭ ‬aggiungevano,‭ ‬aggravavano,‭ ‬volevano essere i primi,‭ ‬i migliori rispetto ai domenicani,‭ ‬già feroci di loro,‭  ‬nell‭’‬azione repressiva.‭  ‬La competizione arrivò a delle aberrazioni di una perfidia e di una crudeltà mai viste.‭ 

Non‭  ‬si comprende quale potesse essere stata,‭ ‬sul piano storico e politico del momento,‭ ‬la motivazione fondante della nascita del tribunale dell‭’‬inquisizione,‭ ‬in quanto i giochi di potere si erano chiusi‭; ‬il casato dei conti di Tolosa,‭ ‬praticamente,‭ ‬con la morte di Raimondo VII°,‭ ‬sarebbe scomparso e tutti i possedimenti,‭ ‬era già stato previsto che sarebbero stati saldamente incorporati alla corona di Francia,‭ ‬attraverso il famoso matrimonio dinastico.‭  ‬Il conte stesso si era talmente identificato nel suo ruolo di sottomesso,‭ ‬in modo perfino servile,‭ ‬a qualunque richiesta dei vescovi e dei domenicani,‭ ‬che proprio non solo non poteva dare alcun fastidio alla chiesa,‭ ‬ma,‭ ‬anzi,‭  ‬costituiva un valido ausilio nell‭’‬opera di persecuzione.


Anche dal punto di vista religioso,‭  ‬di Catari in circolazione,‭ ‬ne‭ ‬erano rimasti pochissimi‭; ‬soprattutto già negli anni precedenti,‭ ‬erano scomparsi i teologi,‭ ‬i ministri,‭ ‬i vescovi più preparati,‭ ‬le guide spirituali vere e proprie.‭  ‬E‭’‬ vero che nei quattro anni della guerra di liberazione di Raimondo VI°,‭  ‬erano stati nominati altri vescovi e ministri,‭ ‬ma si era succeduta una nuova generazione che cominciava a perdere dei riferimenti dottrinari.‭  ‬Non la fede,‭ ‬che si mantenne sempre incrollabile,‭ ‬fino all‭’‬ultimo cataro,‭ ‬cent‭’‬anni dopo.


Non può essere stata solo una valutazione di potere reale,‭ ‬terreno a mettere in piedi la macchina del terrore e della morte,‭ ‬ma una manipolazione spirituale e psicologica che cancellasse,‭ ‬per sempre,‭ ‬in quegli esseri umani,‭ ‬la rappresentazione,‭ ‬il modello,‭ ‬la memoria della libertà di pensiero,‭ ‬della diversità,‭ ‬della fede in qualcos‭’‬altro,‭ ‬della possibilità di fare confronti e,‭ ‬quindi,‭ ‬scelte in modo autonomo.‭  ‬Soprattutto,‭ ‬attraverso il dualismo assoluto,‭ ‬scardinava il monoteismo dogmatico‭; ‬diceva sono due gli dei‭; ‬anzi il dio della Chiesa è‭ ‬Satana,‭ ‬il signore di questo mondo.

Iniziato nel‭ ‬1209,‭ ‬lo sradicamento dell‭’‬eresia catara,‭ ‬si può dire concluso nel‭ ‬1325‭ ‬con lo sterminio totale ma,‭ ‬non per questo,‭ ‬l‭’‬attività dell‭’‬inquisizione cessò‭; ‬semplicemente si orientò‭ ‬– con gli stessi metodi‭ ‬– sulla persecuzione di qualunque pensiero o comportamento libero,‭ ‬o ritenuto,‭ ‬a suo insindacabile giudizio,‭ ‬non perfettamente in linea con la chiesa.‭  ‬Durò ancora per oltre due secoli,‭ ‬mietendo altre centinaia di migliaia di vittime,‭ ‬in tutta la cristianità.‭   ‬Giordano Bruno,‭ ‬che pure era frate domenicano,‭ ‬è il simbolo di quel periodo,‭ ‬uno dei peggiori di tutta la storia dell‭’‬umanità.‭ ‬L‭’‬inquisizione è stata la madre e la maestra di tutte le polizie politiche della nostra epoca‭; ‬il terrore staliniano con i gulag‭ ‬della Siberia e i campi di sterminio nazisti non hanno inventato niente,‭ ‬hanno solo copiato e forse,‭ ‬neanche tutto.


Non va poi sottovalutato che in Occitania i domenicani avevano avuto il loro tornaconto materiale ad esercitare il crudele fanatismo,‭ ‬in quanto il loro Ordine fu il principale beneficiario di tutte le confische di beni e di proprietà.

Nel‭ ‬1237,‭ ‬praticamente dopo‭  ‬solo‭ ‬21‭ ‬anni dalla loro nascita ufficiale,‭ ‬disponevano in Europa di oltre trecento conventi ed erano divenuti talmente potenti da soppiantare in potere e ricchezza i Circestensi e gli stessi Templari.‭  ‬Erano odiati,‭ ‬ma a loro non importava proprio niente dell‭’‬odio popolare,‭ ‬né delle rimostranze dello stesso sovrano di Francia che doveva dare loro anche una paga,‭ ‬come a tutti i prelati del regno.


Come fu a suo tempo per i Templari,‭ ‬per decisione di Gregorio IX°,‭ ‬gli inquisitori domenicani erano soggetti alla sola autorità del Papa ed,‭ ‬in generale,‭ ‬avevano la preminenza,‭ ‬sui vescovi locali,‭ ‬a presiedere i tribunali.

L‭’‬arresto degli eretici era facilitato da delatori cattolici o da rinnegati che,‭ ‬quando abiuravano,‭ ‬dovevano giurare di arrestare essi stessi dei sospettati d‭’‬eresia o,‭ ‬per lo meno,‭ ‬di rivelare il loro rifugio.‭  ‬Questo valeva anche per i Giudei convertiti e quest‭’‬azione permetteva loro la riduzione delle pene.


Il tribunale non era obbligato ad interrogare né,‭ ‬tanto meno,‭ ‬a fornire le prove della colpevolezza‭  ‬del denunciato che non aveva diritto alla difesa legale e,‭ ‬soprattutto,‭ ‬non veniva a conoscenza dei testimoni a carico,‭ ‬cioè di chi l‭’‬aveva denunciato.‭  ‬L‭’‬unica difesa abituale esercitata era quella di dichiararsi vittima di calunnie di nemici personale e,‭ ‬molto spesso era così,‭ ‬ma restava lettera morta.


Un processo d‭’‬inquisizione non era mai chiuso‭; ‬infatti,‭ ‬poteva riaprirsi in qualunque momento,‭ ‬anche senza fatti nuovi,‭ ‬solo per volontà degli inquisitori che modificavano la sentenza precedente‭; ‬sicchè,‭ ‬la gente che era riuscita a scamparla una volta,‭ ‬viveva nel terrore di essere ripresa e di subire altre persecuzioni.‭  ‬Per avere salva la‭  ‬vita o per non vedersi spogliata di tutto,‭ ‬anche del minimo per sopravvivere,‭ ‬finiva,‭ ‬suo malgrado,‭ ‬il più delle volte,‭ ‬a denunciare persone innocenti qualsiasi.

D‭’‬altra parte,‭ ‬la carcerazione inumana e la tortura,‭ ‬che veniva praticata senza alcuna remora,‭ ‬visto che dal‭ ‬1252,‭ ‬papa Innocenzo IV°‭ ‬e i suoi successori ne avevano magnificato l‭’‬uso,‭ ‬facevano perdere ogni dignità umana a chi non fosse stato assolutamente forte nella sua fede e lo abbassava a qualunque degradazione morale.


Venivano rase al suolo le case in cui,‭ ‬in anni passati,‭ ‬vi era stata una predicazione catara‭; ‬i beni confiscati‭; ‬gli abitanti condannati al rogo.

Addirittura era prevista una procedura contro gli eretici defunti che comportava la riesumazione dei cadaveri e,‭ ‬sia che fossero ancora in stato di‭  ‬decomposizione,‭ ‬sia che fossero già solo ossa,‭ ‬venivano trascinati‭ ‬in giro,‭ ‬a mo‭’‬ di monito per i vivi e poi venivano bruciati sui roghi.

Questa pratica comportava la confisca dei beni passati per eredità ai discendenti,‭ ‬anche se questi ultimi fossero stati dei cattolici irreprensibili,‭ ‬che venivano così spossessati dai loro diritti ed esclusi da tutte le funzioni pubbliche fino alla seconda generazione.


Le pene inquisitoriali erano di varia natura ed andavano dalla scomunica,‭ ‬alle ammende ai pellegrinaggi sia interni,‭ ‬che all‭’‬estero,‭ ‬anche in Terrasanta,‭ ‬ma erano le cosiddette‭ “‬pene infamanti‭”‬ quelle che comportavano il maggior grado di sofferenza.

I giovani credenti o‭  ‬i ricaduti nell‭’‬eresia dovevano portare le insegne di identificazione,‭ ‬una davanti ed una dietro,‭ ‬che non potevano mai togliersi,‭ ‬pena la flagellazione o‭ ‬il pellegrinaggio oltre mare.‭  ‬In genere si trattava di un cerchio di feltro giallo,‭ ‬strisce di stoffa rossa,‭  ‬lettere dell‭’‬alfabeto,‭ ‬o altro ancora a seconda dell‭’‬imputazione.

Questa pena era molto spesso associata al altre punizioni quali l‭’‬esposizione sulla scala e la prigione dove,‭ ‬in ogni caso,‭ ‬doveva sempre essere osservata.


La flagellazione veniva praticata ogni domenica e in ogni altra festività liturgica.‭  ‬Il prete flagellava il sospettato‭  ‬d‭’‬eresia durante la messa,‭ ‬fra l‭’‬epistola e il vangelo‭; ‬ma era nuovamente flagellato nella processione che veniva fatta alla fine del rito.

L‭’‬esposizione sulla scala,‭ ‬dove il presunto colpevole era legato,‭ ‬era ripetuta per diverse domeniche di seguito e durava l‭’‬intera giornata.

La confisca dei beni era totale e,‭ ‬nella‭  ‬quasi totalità dei casi,‭ ‬a favore della comunità degli inquisitori.


Il carcere,‭  ‬quasi sempre a vita,‭ ‬era inflitto ai ricaduti nell‭’‬eresia,‭ ‬ai fuggiaschi ripresi e ad altri,‭ ‬secondo l‭’‬insindacabile decisione degli inquisitori.‭  ‬Prevedeva tre livelli di pena:‭  “‬murus‭”‬ comportava sia l‭’‬isolamento del singolo in una piccolissima cella,‭ ‬oppure in compagnia di un altro detenuto‭; ‬l‭’‬alimentazione‭  ‬era ridotta al minimo della sussistenza.

‎“Murus strictus” comportava l’isolamento in una cella minuscola, nel buio completo, con un'alimentazione ridotta a pane ed acqua.

‎“Murus strictissimus” aggiungeva alla situazione precedente i ferri alle mani e ai piedi; le catene delle caviglie erano inchiodate al muro.  Nessuno resisteva ad un tale regime. (6)

Il rogo era il castigo di tutti i Catari che rifiutavano di difendersi o di abiurare‭; ‬era la sorte certa dei Perfetti e di quanti restavano integri nella loro fede.


In questa situazione la piccola nobiltà,‭ ‬la borghesia e il popolo minuto,‭ ‬dovettero subire,‭ ‬bere‭  ‬dall‭’‬amaro calice.‭  ‬In silenzio e in segreto piangevano i loro parenti e i loro amici che spiravano in mezzo alle fiamme e si consumavano nelle lugubri galere inquisitoriali,‭ ‬dopo aver subito ogni sorta di umiliazione e di torture‭; ‬ma,‭ ‬nonostante tutto,‭ ‬la‭ ‬religione catara resistette più di cento anni alle persecuzioni e ai supplizi‭!


La resistenza però non fu solamente passiva‭; ‬le atrocità erano talmente tante e generalizzate,‭ ‬anche verso chi eretico non era mai stato,‭ ‬che spinsero la gente ad atti di vendetta individuale‭  ‬e ci furono diversi episodi,‭ ‬un po‭’‬ dappertutto,‭ ‬nei quali gli inquisitori vennero uccisi.

A Narbonne ci fu una sollevazione popolare che imputava al tribunale dell‭’‬inquisizione la confisca di beni di persone innocenti‭; ‬l‭’‬uccisione degli internati nelle prigioni‭; ‬arresti assolutamente arbitrari‭; ‬uso indiscriminato della tortura‭; ‬interrogatori‭ “‬pro forma‭”‬,‭ ‬nei quali venivano poste delle domande tendenziose che la gente comune,‭ ‬spesso non capiva,‭ ‬e alle quali non era in grado di rispondere e perciò era ritenuta colpevole e condannata.

In realtà,‭ ‬tutte le libere istituzioni,‭ ‬i capitoli,‭ ‬i consoli,‭ ‬le confraternite,‭ ‬le leghe,‭ ‬le corporazioni di cittadini che avevano costituito,‭ ‬fino a quel momento il corpo sociale della Linguadoca‭  ‬nella democrazia,‭ ‬proprio come la intendiamo noi oggi,‭ ‬con il pretesto della caccia e dell‭’‬annientamento dell‭’‬eresia,‭ ‬furono cancellate,‭ ‬spazzate via con la ferocia più spietata.


L‭’‬eresia religiosa era stata il simbolo,‭ ‬ma anche il paravento di quella ben più imperdonabile per il‭ “‬signore di questo mondo‭”‬,‭ ‬dio della materia sulla Terra,‭ ‬che è la libertà degli esseri umani dal suo dominio.‭  ‬I suoi agenti,‭ ‬i suoi fiduciari incarnati,‭ ‬i suoi intermediari sono il clero di qualunque religione,‭ ‬il potere assoluto‭ ‬degli stati e dei sovrani.‭  ‬Conosci la verità e sarai libero,‭ ‬dice il Cristo nel vangelo,‭ ‬ma la libertà dell‭’‬umanità è la fine del dominio di queste entità:‭ ‬gli uomini non devono conoscere,‭ ‬devono essere tenuti schiavi con la menzogna,‭ ‬il dolore e la morte.

 

La spirale di odio,‭ ‬di vendette e di condanne,‭ ‬sempre più feroci e ingiustificate,‭ ‬era arrivata ad un punto tale che Raimondo VII°,‭  ‬sottomesso e servile,‭ ‬senza più alcuna dignità né come uomo,‭ ‬né come sovrano,‭ ‬dovette far ricorso a Luigi IX°‭ ‬affinchè‭ ‬chiedesse lui,‭ ‬come re di Francia,‭ ‬al Papa di sospendere le azioni efferate del tribunale dell‭’‬inquisizione.‭  ‬Il malcontento popolare era giunto ad un livello tale che non era più controllabile e il conte temeva gli sconvolgimenti politici che ne sarebbero potuti derivare.‭


Per quattro anni,‭ ‬dal‭ ‬1237‭ ‬al‭ ‬1241,‭ ‬ci fu un periodo di relativa calma‭; ‬ma,‭ ‬alla morte di Gregorio IX,‭ ‬gli inquisitori ricominciarono il loro lavoro bestiale,‭ ‬e già l‭’‬anno dopo,‭ ‬al castello di Avignonet,‭ ‬i due‭  ‬frati domenicani,‭ ‬con tutti i chierici,‭ ‬i preti e i loro ausiliari furono trucidati dalla folla inferocita.

Questo episodio e le argomentazioni portate da Luigi IX°‭ ‬indussero il nuovo pontefice Innocenzo IV°‭ ‬a dare disposizioni ai concili successivi perché vigilassero sugli arbitri indiscriminati ed egli stesso ordinò ai tribunali di rimettere in libertà i presunti eretici non ancora condannati‭; ‬di evitare il giudizio a chi ritornava in seno alla chiesa‭; ‬di concedere un periodo di grazia,‭ ‬durante il quale,‭ ‬i colpevoli che si fossero autodenunciati,‭ ‬avrebbero dovuto essere condannati a semplici pene spirituali.

Queste ordinanze papali vennero inserite nel codice inquisitoriale,‭ ‬ma gli inquisitori continuarono a lavorare con zelo assolutamente straordinario e i loro stessi registri annotano migliaia e migliaia di casi di sospettati,‭ ‬denunciati,‭ ‬o autodenunciati,‭ ‬in forza dell‭’‬editto di grazia.


Nel‭ ‬1244,‭ ‬alla caduta del castello di Montségur e al rogo degli ultimi duecento‭  ‬Perfetti che vi avevano trovato rifugio,‭ ‬ci fu una ripresa delle violenze e Raimondo VII°,‭ ‬fino al momento della sua morte nel‭ ‬1249,‭ ‬nel suo anelito ossessivo di dimostrarsi buon cattolico e di avere l‭’‬approvazione del Papa,‭ ‬fu in prima linea a scovare e a bruciare gli ultimi derelitti in fuga disperata,‭ ‬che non potevano certo rappresentare né un pericolo,‭ ‬né una turbativa per nessuno.


Gli inquisitori non tenevano conto di niente e di nessuno‭; ‬non erano minimamente scalfiti dall‭’‬odio popolare,‭ ‬anzi ne traevano alimento per sempre maggiori scelleratezze‭; ‬ma neanche abbassavano la testa quando i vari pontefici,‭ ‬Innocenzo IV°‭ ‬stesso,‭ ‬ma soprattutto Clemente V°,‭ ‬a seguito di una indagine in loco,‭ ‬li biasimò severamente per il loro comportamento troppo estremista e persecutorio,‭ ‬anche dove non era giustificato.‭ ‬Continuarono sulla loro strada,‭ ‬consci che,‭ ‬solo grazie al loro lavoro sporco,‭  ‬la chiesa cattolica aveva vinto e quindi,‭ ‬evitasse di assumere nei loro riguardi‭  ‬posizioni assolutamente ipocrite.


Negli anni che seguirono,‭ (‬1249-1271‭) ‬Alfonso di Poitiers,‭ ‬fratello del re Luigi IX°‭ ‬governò la contea di Tolosa‭; ‬ma ormai il potere politico era‭  ‬consolidato e rapace,‭ ‬tanto che gli inquisitori dovevano perfino moderare lo zelo degli ufficiali civili che esageravano le pene per mettere le mani sui beni dei sospettati.‭  ‬L‭’‬inquisizione divenne più accorta,‭ ‬ragionata,‭ ‬paziente,‭ ‬senza le crudeltà dell‭’‬inizio e l‭’‬arbitrarietà che l‭’‬avevano indotta a praticare delle giustizie irreparabili.

La persecuzione continuò con il successore di Alfonso di Poitiers,‭ ‬ma l‭’‬eresia ormai riguardava solo gente poverissima,‭ ‬derelitta,‭ ‬nel vero senso della parola.‭  ‬La piccola nobiltà che l‭’‬aveva sostenuta era praticamente sparita e chi ancora era rimasto proprio non ne aveva più la possibilità.‭  ‬La borghesia,‭ ‬a poco a poco,‭ ‬si era tutta allineata alla causa francese.

Fra il popolo,‭ ‬i Catari rimasti avevano ancora amici sinceri,‭ ‬ma anche tanti traditori che li vendevano ai persecutori per incassare i marchi d‭’‬argento.


In pratica,‭ ‬l‭’‬eresia era estirpata,‭ ‬non soltanto nella pianura,‭ ‬ma anche nelle zone di montagna.‭  ‬Resisteva qualche rara e minuscola comunità clandestina nell‭’‬alta valle dell‭’‬Ariège,‭ ‬posti talmente inaccessibili che gli Ordini mendicanti,‭ ‬grandi procacciatori di eretici o supposti tali per l‭’‬inquisizione,‭ ‬non s‭’‬azzardavano a raggiungere.‭ ‬Gli ultimi Catari erano contadini miserabili o pastori transumanti,‭ ‬tutti analfabeti.‭  ‬I pastori trascorrevano l‭’‬estate sugli alti pascoli delle cime‭; ‬l‭’‬inverno andavano in Catalogna e così era difficile catturarli.‭ ‬Quando il pericolo si faceva più pressante,‭ ‬i sedentari abbandonavano le loro dimore di fortuna e fuggivano in Spagna attraverso le montagne.‭  ‬Molti,‭ ‬però,‭ ‬per nostalgia,‭ ‬ritornavano e venivano catturati.


Qualche ministro cataro,‭ ‬che era riuscito a scampare al rogo,‭ ‬con pochi Perfetti e‭  ‬i credenti più compromessi,‭ ‬era fuggito in Lombardia,‭ ‬dove aveva costruito una piccola chiesa francese che sorvegliava da lontano quello che avveniva in patria.‭  ‬Ogni tanto mandava in Francia,‭ ‬clandestinamente,‭ ‬qualche ministro sconosciuto per sostenere la fede dei pochi fedeli nascosti,‭ ‬e per dare il consolamentum agli infermi.‭ ‬Pierre Autier,‭ ‬ordinato ministro in Italia,‭ ‬con suo fratello Guillaume,‭ ‬Perfetto lui stesso,‭ ‬in incognito,‭ ‬per ben‭  ‬dieci anni,‭ ‬dal‭ ‬1298‭ ‬al‭ ‬1308,‭ ‬percorse le contee di Tolosa e di Foix‭ ‬nella sua attività pastorale,‭ ‬prima di cadere vittima di un tranello teso ad hoc.‭ ‬Le ultime generazioni,‭ ‬che non avevano più sostegni e riferimenti,‭ ‬ma conoscevano solo persecuzioni e morte,‭ ‬si aspettavano solo che finisse,‭ ‬in un modo e nell‭’‬altro.


Si erano ridotti talmente ai minimi termini che,‭  ‬per almeno un trentennio,‭ ‬non ci sono più notizie,‭ ‬tranne che furono presi e bruciati vivi nel‭ ‬1258‭ ‬dieci eretici al castello di Queribus,‭ ‬un oppidum romano su un picco altissimo,‭ ‬isolato,‭ ‬arido e ventoso che,‭ ‬un‭ ‬tempo,‭ ‬doveva essere invivibile.‭  ‬Già ora,‭ ‬ad andarci in automobile,‭ ‬su una strada ripidissima di tutti tornanti,‭ ‬fa una certa impressione.‭  ‬Eppure fino là erano arrivati i persecutori,‭ ‬guidati dal‭ “‬signore di questo mondo‭”‬:‭ ‬non gli doveva sfuggire nessuno,‭ ‬perché anche una sola anima,‭ ‬un solo essere spirituale possono minare il suo dominio,‭ ‬svelare la sua menzogna di falso dio che si nutre del nostro sangue.


L‭’‬apoteosi dell‭’‬inquisizione avvenne con l‭’‬elezione al soglio pontificio del vescovo Jacques Fournier,‭ ‬già presidente del tribunale inquisitoriale di Pamier,‭ ‬papa in Avignone con il nome di Benedetto XII°.

Come inquisitore,‭ ‬ebbe l‭’‬onore,‭ ‬si fa per dire,‭ ‬di bruciare l‭’‬ultimo Perfetto,‭ ‬Guillaume Belibaste‭  ‬nel‭ ‬1321,‭ ‬catturato per tradimento con una ignobile macchinazione.‭   ‬Con una efficienza degna delle polizie politiche contemporanee più feroci,‭ ‬perseguì lo sradicamento dell‭’‬eresia e,‭ ‬da quel momento,‭ ‬dei Catari non si sentì più parlare‭; ‬scomparvero dalla storia e dalla memoria.

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In tutti i processi che verranno dopo,‭ ‬l‭’‬Inquisizione perseguirà altri avversari perchè la macchina persecutoria ormai girava‭  ‬motu proprio,‭ ‬autogenerando l‭’‬energia della sua perpetuazione‭; ‬ma,‭ ‬nata in Linguadoca per combattere gli Albigesi,‭ ‬benchè vittoriosa,‭ ‬perse,‭ ‬a quel momento storico,‭ ‬la sua ragione d‭’‬essere e la sua potenza tenebrosa sul cadavere del suo nemico.‭ ‬La ritroverà‭  ‬anni dopo,‭ ‬con le torture e i roghi a centinaia di migliaia di donne in Europa,‭ ‬accusate di fornicare con il diavolo.‭  ‬Ma chi‭ ‬era il vero diavolo‭?

 

                                             Fine sesta parte

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