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EVOLUZIONE DELLE COSCIENZE E RELAZIONE CON IL MONDO SOVRASENSIBILE IN CONTRAPPOSIZIONE AL  SIGNORE DI QUESTO MONDO

La Gnosi è stata, nel primo secolo della nostra era, un sistema filosofico i cui sostenitori (gli gnostici) affermavano di avere una conoscenza diretta di Dio e sostenevano questa loro dottrina non in base alla fede, bensì ai dati scientifici dell’epoca.  Secondo questa filosofia sarebbero esistiti “enti portatori dello Spirito”, chiamati Eoni che intervenivano nel comportamento della materia. I nuovi gnostici di Princeton e di Pasadena hanno ripreso l’antica teoria secondo la quale ciò che viene chiamato Spirito sia indissolubile da tutti i fenomeni dell’Universo fisici o psichici.

Il pensiero cosmocentrico dei neo-gnostici cerca di conoscere e delineare l’Ordine che regge l’Universo, il nucleo pensante unitario che lo anima come una sorgente vitale.  Spirito e Materia s’intrecciano in modo inscindibile l’uno all’altro, così che, alla fine, non vi è più una realtà puramente materiale, né una puramente spirituale.  Per i neo-gnostici l’Universo costituisce una sequenza gerarchica di Enti, intimamente animati, non aggregati di parti, ma totalità coscienti all’interno della superiore totalità cosmica.  Tutto risulta permeato da una Intelligenza Immanente: ogni tipo di esistenza nella dimensione fisica deriva dall’ordinamento posto nello spazio-tempo ad opera di una Realtà Superiore di carattere informazionale, cosciente e la memoria è l’elemento imprescindibile.

Per permettere però allo Spirito di essere considerato fenomeno scientifico, i neo-gnostici rifiutano in partenza di porre l’uomo fisico al centro del pensiero, vale a dire che quando l’uomo afferma “io penso”, dovrebbe più correttamente dire “esiste un pensiero nello spazio”.  In altri termini, esiste una realtà profonda, presente ovunque nell’Universo, in grado di far “nascere” il pensiero nello spazio, nello stesso modo in cui l’elettrone è in grado di far nascere intorno a sé un campo elettrico nello spazio. Il pensiero è presente ovunque, nel minerale, nel vegetale, nell’animale allo stesso modo che nell’uomo.

L’analisi dello Spirito può essere argomento di studio della Fisica se si accetta che la conoscenza, la vita, la morte, dio, forma e sostanza, anima e corpo, tradizionali campi di indagine della Metafisica possano essere suscettibili di studio anche da parte della Fisica.  Fisica e Metafisica sarebbero quindi due discipline complementari che ci permetterebbero di accrescere la nostra conoscenza dell’Universo, qualora Materia e Spirito divenissero inseparabili nei metodi di ricerca e nei linguaggi di queste due branche della conoscenza.

Newton stesso, considerato lo studioso della certezza scientifica, associata ai fatti osservabili, si chiedeva se fosse possibile che i corpi e la luce si trasformassero gli uni nell’altra, dato che la luce è il più attivo dei corpi composti della natura ed il principio che regola tutte le attività.  Distingueva, a questo punto, due tipi di luce: una fenomenale che sarebbe quella che noi vediamo comunemente e una noumenale, virtuale che interviene più particolarmente nei meccanismi del vivente e portatrice di quello che si definisce Spirito.  Per Newton Dio interviene sulla natura mediante lo Spirito, cioè la luce noumenale.

Secondo il Manoscritto di Nodino, risalente all’epoca di Carlo Magno, nel VII secolo, l’uomo, nel suo stato di esilio, è insensibile ai noumeni della Realtà Divina.  Per tutta la durata della sua incarnazione, la sua coscienza è soggetta ai fenomeni dell’attualità terrestre.  Il termine è di origine greca che significa letteralmente “le cose in sé”.  Platone fu il primo ad usare questo termine malgrado, secondo lui, designasse uno stato, assolutamente impossibile da percepire tramite i sensi oggettivi, che  era all’origine di tutte le manifestazioni visibili e tangibili.  Lo scopo di ogni ricerca mistica consiste “nell’elevarsi nel mondo dei noumeni (nous), là dove dimorano gli dei”.

I noumeni corrispondono alle energie principali che vibrano nello spazio e all’interno di tutte le forme di materia, siano esse viventi o non viventi, e la loro totalità costituisce il “mondo noumenico” con la sua caratteristica natura vibratoria, ovvero la controparte spirituale del mondo materiale.  L’uomo può comprendere questi piani solo armonizzandosi interiormente ad essi, facendo appello alle facoltà della sua anima che, sole, possono consentirgli di trascendere i limiti dello spazio-tempo.  La meditazione costituisce il mezzo più efficace per elevarsi in coscienza fino alla Realtà Divina.

Tale Realtà, sebbene corrisponda alla controparte spirituale del mondo materiale, è solo una emanazione della Divinità, cioè non è Dio, perché Dio, in quanto Intelligenza Suprema, è assolutamente inconoscibile.  L’incarnazione sul piano terrestre rende effettivamente molto difficile la percezione della Realtà Divina o del mondo noumenico.  Armonizzarsi con esso, significa entrare in risonanza con la controparte spirituale delle cose e degli esseri che s’incontrano, sino ad avere l’impressione di essere un tutt’uno con loro. Ogni essere umano può, prima o poi, fare questa esperienza in una delle proprie incarnazioni  in cui abbia maturato il necessario grado di evoluzione spirituale;  dopo che avrà vissuto in armonia con le leggi cosmiche e avendo messo tutto il proprio essere al servizio del Bene. La molteplicità è una caratteristica del mondo terrestre, mentre sul piano spirituale esiste solo l’unità.  Nel cosmico, infatti, tutto è nel Tutto.

Il Manoscritto di Nodino espone, tra l’altro, alcune leggi di natura cosmica, che facevano parte del corpus di conoscenze segrete  della gnosi e delle scuole dei misteri che, nel corso del 700 d.c., anticipavano di decine di secoli, in forma assertiva, quelle che sarebbero poi state le scoperte e le conferme di questa nostra epoca scientifica e tecnologica. 

I° Il Nous si manifesta nella materia in funzione degli elementi, delle divinità e dei principi dello spirito;  -    II° L’elettricità è la passione dello spazio; il magnetismo quella della materia; il Nous è l’energia che anima e alimenta tale passione;   -  III° Il Nous impregna sia la materia animata che  quella inanimata; -  IV°  Sul piano materiale le manifestazioni del Nous sono a predominanza negativa, sul piano spirituale sono a predominanza positiva;  -  V° Il Nous  si propaga nello spazio con un flusso costante in quantità e in qualità; VI° Il Sole è l’epicentro da cui emana la polarità positiva del Nous, la Terra quello da cui propaga la sua polarità negativa  -  VII°La vita è il risultato dell’interferenza che si produce sulla superficie della Terra tra le due polarità del Nous; tale interferenza si manifesta tramite l’azione combinata dei quattro principi della natura.  Ed ancora: “ogni nascita è una morte; ogni morte è una rinascita”, con una citazione di Pitagora: "nascere e morire sono una sola e identica cosa”.

IL Nous, inteso come fenomenologia noumenica, o Realtà divina, è un termine del Greco antico che si riscontra già in Omero, come facoltà mentale, intelletto, comprensione dell’intenzionalità, posseduti in maggior misura dagli dei. Un’evoluzione successiva del significato lo presenta anche come il risultato di un’attività della coscienza; come percezione visiva o sensoriale indipendente dagli organi di senso fisici e perciò infallibile e di natura divina.

Talete è il primo filosofo che definisce chiaramente il Nous come intelletto; per Eraclito è la sapienza originaria comune per tutti gli uomini; per Pitagora è uno dei componenti dell’anima: intelletto, conoscenza, opinione, percezione; Parmenide considera l’attività del Nous come l’unica, vera conoscenza.

Con Anassagora emerge il senso metafisico, secondo cui l’ordinata struttura dell’Universo è progettata e realizzata dalla potenza e dalla razionalità di una mente infinita, vale a dire dall’Intelligenza divina che, in qualità di potenza attiva e ordinatrice, eterna e autonoma, organizza il caos creando il mondo.  “Tutte le cose erano insieme, poi venne l’Intelligenza, le distinse e le pose in ordine”.

Platone introduce la figura del Demiurgo, il Divino Artefice del Cosmo che plasma la materia secondo il modello delle idee.  Aristotele vede nel Nous il Primo Motore immobile, suprema perfezione, che pur essendo immobile, attrae a sé le cose del mondo, facendo scaturire anche l’intuizione intellettuale di principi non dimostrabili sul piano della materia.  Per Plotino è la Prima Emanazione dell’Uno che “si pensa”, e, da questa azione di riflessione su di sé ha origine l’Anima del Mondo, sorgente della Vita e dell’Universo.

Se questi sono stati i primi intendimenti del Nous da parte dei grandi filosofi del passato, oggi è la Scienza ad esplorare la “realtà divina” dell’Universo attraverso il metodo della ricerca, della sperimentazione e della certezza scientifica.

Uno degli eventi più recenti riguarda l’Human Genome Project che è consistito nella mappatura dei geni del DNA umano.  Secondo i genetisti, ogni cellula dell’organismo contiene per intero uno specifico DNA, quindi tutte le istruzioni per creare una vita umana con tutte le sue funzioni fisiologiche, le strutture fisiche e mentali e tutti i caratteri, anche non fisici, ereditati dai genitori. Già nel 2000, a conclusione del progetto, si è riscontrato che il DNA dell’organismo umano, benché molto più complesso di specie animali meno evolute biologicamente, ha solo 20.000 geni codificatori di proteine, non sufficienti a spiegare tutti i caratteri della vita umana e del suo sviluppo, così che i ricercatori hanno dovuto ammettere che i segreti del DNA stanno altrove.

Attraverso analisi matematiche molto complesse, lo scienziato Mike Adams ha comparato la potenza della memoria del genoma umano rispetto a quella dei normali computer ed ha dimostrato che non supera i 750 MB, una quantità infima, se si considera che il corpo è costituito da 60-90 trilioni di cellule, ognuna delle quali è un eco sistema completo. Tutta la cosiddetta attività involontaria del funzionamento del sistema nervoso autonomo, immunitario e di tutti gli apparati biologici che ci tengono in vita, avviene autonomamente senza il contributo della nostra coscienza e la catalogazione delle strutture e del loro funzionamento richiederebbe diversi tetrabyte, un milione di volte più potente di un megabyte!

Considerato che non ci sia sufficiente capacità di memoria per spiegare l’ereditarietà, questo scienziato postula un “disegno” che interagisca con il DNA da fuori o da sopra e lo individua in un “coud”, ovvero una nube di reti e memorie diffuse e condivise alle quali tutte le strutture esistenti in natura si collegherebbero.

Un altro scienziato, Rupert Shaldrake, va oltre e parla del “campo di risonanza morfica”, cioè di un campo di informazioni che contiene la memoria della specie umana.  Ogni cellula del nostro organismo si connette a questo campo, la cui memoria si è formata in centinaia di migliaia di anni, se non milioni, con i “ricordi” di organismi umani remoti, dello sviluppo progressivo delle loro funzioni, ora diventate ereditarie.

Anche la cultura in cui viviamo immersi è un campo morfogenetico estremamente potente e condizionante: da questo campo abbiamo appreso il linguaggio, l’impronta dominante del nostra epoca di vita, le interrelazioni con i propri simili e gli altri regni della natura, la scienza.  Ogni civiltà ha il suo campo morfogenetico che si evolve, più o meno, verso forme più complesse, ma anche involversi degradandosi ed ossificandosi.

L’Universo animato e inanimato è un tutt’Uno regolato e l’evoluzione è intrinseca a questo Tutto, che è la globalità dei campi morfogenetici; è immateriale come pura Intelligenza; una somma di esperienze strutturate in coscienza che costituiscono l’Intelligenza collettiva di ogni specie.

Attingono al campo morfogenetico quindi anche l’autoconoscenza nell’uomo, le conoscenze morali di ordine superiore, i sentimenti, la creatività.  Non ci sono leggi di Natura venute all’esistenza nel momento stesso del Big Ben, completamente formate e immutabili, bensì con la infinita reiterazione di atti abitudinari nel corso di milioni di anni, che  si sono auto strutturate, dando ad ogni specie il suo particolare sistema di memoria collettiva. 

Il fisico Peter Higgs nel 1964 lanciò una teoria secondo la quale ci dovesse essere una particella elementare sub-atomica, non ancora conosciuta, un bosone che prese il suo stesso nome, che avesse una massa, un infinitesimale frammento di materia che avrebbe consentito la formazione  di stelle e pianeti nell’Universo, che altrimenti sarebbe rimasto  un caos informe fatto di particelle sfuggenti all’infinito senza mai incontrarsi, appunto perché prive di massa.

La massa è la sorgente della forza di gravità descritta da Newton e, senza di essa non c’è attrazione fra gli atomi, le molecole, le stelle, i pianeti e gli esseri viventi.  Il bosone di Higgs, scoperto nel 2013, è una sorta di colla che tiene insieme l’Universo ed è anche per questo che è diventato popolare con il soprannome di “particella di Dio”. Con la scoperta del bosone di Higgs si completa il quadro delle 17 particelle elementari che compongono la materia a noi nota, per partire alla ricerca di quella parte dell’Universo costituita da materia e da energia oscure che ne rappresentano il 90%.

Nel secolo scorso, uno scienziato italiano psicobiofisico, Mario Todeschini, aveva enunciato una brillante teoria unificante sui fenomeni dell’Universo, detta “delle apparenze”, con la quale introduceva il concetto di un altro ordine di mondo, mondo delle cause o spirituale, determinato da una Volontà e da una Intelligenza superiore che va oltre il comportamento della materia.  Enunciava che il Sole e i pianeti, come gli atomi e gli elettroni, sono campi rotanti di spazio “centro mossi”, mossi dal loro centro stesso, identificando i fenomeni fisici come particolari movimenti di uno spazio fluido, secondo i principi della Fluodinamica, e accostando ad essi quelli di natura più sottile, spirituale, che sorgevano in lui come osservatore. Chi o che cosa imprime il movimento alla materia e regola i processi biologici e psichici dell’uomo?

I filosofi e tutti gli autentici ricercatori nel corso della storia hanno chiamato queste cause spirituali primeve “Logos”, termine mutuato dal Greco antico, che significa “scegliere”.  Dotati di particolare forza e volontà sono una emanazione del Creatore, una sorta di legge universale che appunto regola l’intero Universo, attraverso vibrazioni pulsate e ripetute e a cicli o frequenze stabilite.  Come si origina questa vibrazione, di quale ragione è dotata, cosa ne stabilisce la frequenza e perché, a quale scopo, a cosa serve l’Universo e perché ha questa manifestazione?

Secondo gli astrofisici, se si paragonasse l’evoluzione cosmica a 24 ore, quella della specie umana equivarrebbe all’ultimo secondo prima della mezzanotte.  La Vita è presente sul Pianeta da miliardi di anni, alimentata dalla luce del Sole e la sua origine è ancora un mistero.  Le recenti scoperte scientifiche confermano l’antica tesi secondo cui il mondo in cui viviamo è maya, illusione.  Solo il 5-10% è la materia che emette e assorbe luce e che possiamo osservare; però solo una minuscola porzione di questa percentuale è il mondo che effettivamente vediamo.  Il restante 90-95% della massa totale è materia oscura, non visibile, né osservabile con strumenti scientifici.

La materia oscura compenetra tutto, può comporre infiniti universi non solo lontani negli spazi siderali, ma coesistenti con il nostro materiale ad energie talmente elevate che la nostra strumentazione scientifica non è assolutamente in grado di captare.  La Sostanza da cui nasce il tutto è unica, la Sostanza Madre che si manifesta in quattro stati o elementi: terra, aria, acqua e fuoco; per gli antichi Egizi era il Nun; il Nous che ha messo ordine nel caos.

La fisica moderna la spiega come un supercampo, noto come campo di Higgs, dal quale sgorgano tutti i vari tipi di particelle, sia quelle che portano il messaggio, cioè le messaggere, sia quelle materiali che formano i corpi, cioè una fonte unica che esisteva nelle conoscenza delle civiltà antiche e che, in epoche successive, era andata completamente persa.

La Sostanza è pensiero cosmico, è coscienza, saggezza, genera e diffonde all’istante il Messaggio genetico, cioè la Vita non solo nell’Universo osservato, cioè alla materia luminosa, ma anche in tutti gli Universi invisibili e paralleli, “vuoti” alla vista comune, cioè nella materia oscura.

 

 La comparsa dell’uomo sulla scena terrestre è recente; l’apparizione delle prime civiltà agricole risale a 13.000 anni fa, ma l’evoluzione cosmica studiata è di ben 13 miliardi di anni, per cui si può presumere un Progetto legato all’uomo che abbia avuto origine fuori dall’Universo osservato, in quel 95% del tutto che ancora non osserviamo, ma che possiamo focalizzare e perfino calcolare.

L’origine dell’essere umano sulla Terra può riferirsi alla famosa “caduta” degli angeli che si ribellarono a dio, di cui parlano molte tradizioni; è una caduta in vibrazione e in temperatura da un universo parallelo molto caldo, a questo freddo e solido.  Questa caduta è forse avvenuta in ondate successive e in ere geologiche e storiche diverse; l’ultima potrebbe essere stata quella degli "dei” di questa generazione adamitica, cioè di civiltà evolute, consapevoli della molteplicità degli universi e della loro unità.

Quale senso, quale finalità, nella incommensurabilità cosmica, ha l’uomo mortale, misero, sofferente, diviso da se stesso?  Le antiche filosofie, sia pure fideistiche, dicevano che l’uomo è il fine dell’Universo, confermate dalla Fisica moderna con il Principio Antropico, secondo cui  la sua posizione nel tempo e nello spazio è privilegiata in quanto gli consente di essere “osservatore” dell’Universo e, al tempo stesso di dipendere dall’Universo osservato.

L’Universo osservato dipende dall’osservatore, questa è la scoperta strabiliante sancita dalla Fisica quantica nell’ultimo secolo.  L’uomo assurge così ad un ruolo di responsabilità cosmica attraverso l’interdipendenza e la necessità reciproche: l’Universo gli fornisce la materia prima che forma il suo corpo e lui ricambia con l’accrescere le informazione del supercampo attraverso le sue esperienze personali, collettive e storiche; l’uomo, in pratica è la sintesi fra teoria ed esperimento, filosofia ed esperienza.

Affinchè potesse svolgere il compito cosmico  previsto dal “progetto uomo”, è stato dotato della coscienza, ovvero della facoltà di conoscere il mondo esterno, di riflettere su se stesso, avere memoria degli atti compiuti, porsi problemi e risolverli,  attribuire un significato ai propri atti, progettare il futuro seguendo un piano predeterminato sulla base delle conoscenze acquisite.  Il luogo della identità umana è la coscienza.

La coscienza, nel suo aspetto introspettivo o riflessivo diviene autocoscienza, sintetizzata nel motto delfico del “conosci te stesso e conoscerai il mondo e gli dei”.  I filosofi greci, in particolare Socrate, l’hanno considerata come la prima e unica forma di sapere certa e assoluta perché proveniente direttamente dalla propria interiorità e non acquisita dalla imperfezione del mondo sensibile.                                                          

Se per i presocratici la coscienza era forma di pensiero impersonale, connaturata al Nous, gran parte delle enunciazioni sull’autocoscienza hanno preso spunto da Socrate, secondo cui è la riflessione dell’anima su se stessa. Per Platone l’autoconoscenza è strettamente collegata alla reminiscenza delle idee, cioè ai fondamenti eterni della sapienza che sono dall’origine presenti nella mente umana, ma che vengono dimenticati al momento della nascita: conoscere significa dunque ricordare.

Per Aristotele il “pensiero di pensiero”, attraverso tre gradi, arriva all’atto puro che è Dio e all’autocoscienza pura che, in maniera simile all’Intelletto ordinatore di Anassagora, pensa perennemente da se stesso e rappresenta la realizzazione compiuta di ogni ente in divenire, pur restando immobile.

Nello Stoicismo e nel Neoplatonismo la conoscenza di sé, tramite la percezione interna, consente lo sviluppo del proprio Essere in conformità con il Logos universale.  Plotino usa il termine Nous per indicare l’attività autocosciente del pensiero, fondamento supremo e immediato del sapere, diretta espressione dell’UNO il quale, traboccando, esce da sé, sdoppiandosi in un soggetto contemplante e un oggetto contemplato; insieme formano una realtà sola, originando l’identità immediata di Essere e Pensiero, situata al di là dell’opera mediatrice della ragione.

Nei secoli del materialismo scientifico è prevalsa la concezione che la coscienza sia un’attività della mente, quindi cerebrale, ben connaturata al corpo fisico, che ha la funzione di elaborare il flusso continuo di esperienze coordinate e correlate fra di loro, attraverso le quali l’essere umano si riconosce come soggetto unico titolare di quelle stesse esperienze e che costituiscono alla fine la sua identità e la sua  storia personale.

Nelle scienze etnoantropologiche la coscienza ha come punto di partenza l’identità di sé, attraverso, prima di tutto, l’individuazione del proprio corpo e del proprio sesso;  dopo di che la persona considera e costruisce se stessa come membro di determinati gruppi sociali: famiglia, nazione, classe sociale, etnia, genere, professione, livello culturale; si sente appartenente ad una identità collettiva che definisce “noi”; pensa e si comporta secondo i modelli socialmente condivisi. In società complesse è portatrice di identità multiple, tutte ambientalmente e storicamente condizionanti che lasciano veramente poco o nessuno spazio al libero arbitrio o alle scelte personali. 

La coscienza, come capacità umana di assimilare la conoscenza attraverso processi cognitivi, conseguentemente è stata studiata, scomposta secondo  vari ambiti scientifico-culturali.  In neurologia è lo stato di vigilanza della mente contrapposta al coma; in psicologia è esperienza soggettiva di eventi o sensazioni in stato conscio, cioè vigile, contrapposto all’inconscio; in psichiatria è la funzione psichica capace di intendere, definire e separare l’IO dal mondo esterno; in filosofia ha assunto significati diversi, distinguendosi però dalla consapevolezza e come attività in cui si entra in possesso di un sapere; in etica come capacità di distinguere il bene dal male per fare la propria scelta di comportamento, contrapposta all’incoscienza; come autocoscienza: riflessione del pensiero su se stesso; come coscienza di classe: secondo le teorie marxiste della società e della storia è la consapevolezza dell’appartenenza del singolo ad un gruppo sociale.

La coscienza morale è la manifestazione in campo etico e presuppone una legge morale assoluta sostenuta sia dal pensiero cartesiano che spiritualista; contrastata da Nietzsche che la considera una forma di controllo di esseri e collettività deboli e ignorata da tutte le correnti filosofico-scientifiche che si richiamano al materialismo.  Per Kant, invece, la coscienza morale è la voce che la legge morale, ovvero l’imperativo categorico, assume nell’esistenza umana.  La Chiesa Cattolica considera la coscienza una legge scritta da Dio dentro il cuore dell’essere umano, ma ripropone anche l’insegnamento della Scolastica, movimento filosofico nato nel XI° secolo, secondo cui la coscienza è un giudizio della ragione che presiede alle scelte morali, assumendo la responsabilità degli atti compiuti.

Nell’antichità si credeva che il cuore fosse la sede della coscienza; Ippocrate, per primo, considerò che il cervello fosse la sede dell’intelligenza e, conseguentemente della coscienza.    Anche per Platone, il cervello era la sede della parte razionale dell’anima, con cui veniva intesa la coscienza.  Aristotele riteneva che il centro dell’intelletto fosse il cuore e il cervello avesse la funzione di regolare la quantità di calore proveniente dal cuore.

Dalla fine degli anni ’90 del secolo scorso, abbiamo assistito allo sviluppo accelerato e strabiliante delle neuroscienze, ovvero degli studi scientificamente condotti sul sistema nervoso e il suo funzionamento in tutti i suoi aspetti molecolari, cellulari, strutturali, funzionali, evoluzionistici, computazionali, psicobiologici, cognitivi, evolutivi, di ingegneria biomedica, paleontologici, informatici, linguistici, etologici, culturali, sociali e sistemici, in pratica intrecciantesi gli uni con gli altri, al fine di padroneggiare i meccanismi del cervello umano che presiedono ai processi cognitivi e di formazione della coscienza.

Le neuroscienze storicamente nascono alla fine del 1800; nel 1906 vengono riconosciute accademicamente con il conferimento di un premio Nobel ex aequo a Camillo Golgi e  a Santiago Ramon y Cajal;  si basano sulla cosiddetta “dottrina del neurone”, cioè sulla teoria che l’unità funzionale del cervello sia il neurone, cellula specializzata per la comunicazione, presente per ognuno in almeno 100 miliardi di unità.  I neuro scienziati vogliono comprendere ogni aspetto del sistema nervoso, come si sviluppa, come funziona, come si ammala o si altera, come può essere riparato o modificato.  I vari campi specifici della ricerca cambiano nel tempo,  però aventi come base la continua espansione di conoscenze e la disponibilità di mezzi tecnici sempre più sofisticati.

Le domande, relative al nostro cervello e al sistema nervoso in generale, hanno attraversato l’intera storia del pensiero dalle origini e dagli albori delle prime civiltà organizzate e strutturate sino ai nostri giorni, dove si registrano i maggiori successi derivati dall’alleanza tra ricerca neuro scientifica e tecnologia.  A partire dagli antichi Egizi, passando dai filosofi e medici greci, dalla fine del secondo millennio agli inizi del terzo, i risultati neuro scientifici sono stati decisamente straordinari, tanto che da un paio di decine d’anni si parla del contesto contemporaneo come neurocentrico.  Infatti, negli Stati Uniti, presidente George W. Bush, gli anni 1990-2000 sono stati  intitolati “decade del cervello”; gli anni 2001-2011 “decade della mente”; il 2012 il governo spagnolo l’ha dedicato alle neuroscienze e nel 2013 il presidente Obama ha sostenuto con 100 milioni di dollari il progetto “BRAINinitiative”

Tuttavia, tanto più i risultati sono mirabolanti e desacralizzanti rispetto all’essenza psichica umana, sorgono, in contemporanea, problematiche filosofiche inquietanti e appassionanti, soprattutto in campo etico.  I termini tradizionali dell’etica e della filosofia vengono  passati al vaglio dei più sofisticati studi sulle basi neuro scientifiche del pensiero e dell’azione umani che, per ora, si muovono ancora nel campo dell’analitico; manca la sintesi che, per analogia, potrebbe essere simile alla “particella di dio”

Le domande sono quelle di sempre: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, qual è lo scopo della nostra vita sulla Terra, aggiornate con: esiste qualcosa che si possa definire libertà; c’è qualche altra forma di conoscenza oltre la scientifico- spirituale?  Entra qui in gioco la Neuroetica, cioè lo studio del comportamento etico sulla base dei progressi compiuti nell’ambito delle neuroscienze e comporta altre domande: fin dove è lecito potenziare la mente umana con la medicina?  La conoscenza delle basi neurologiche del comportamento, della personalità e della coscienza, può influenzare la nostra stessa idea di natura umana e di vita sociale?

Dalla figura iniziale del “cittadino cibernetico”, ovvero della programmata trasformazione, o creazione addirittura ,  di un  nuovo modello umano, con maggiori capacità  intellettuali e cognitive,  “superiore” all’attuale,  in base ai dettami della neuroscienza, piuttosto che per giudizi morali o comportamenti etici, già si è arrivati, almeno a livello teorico al Transumanesimo.

Il Transumanesimo, termine coniato da Huxley nel 1957, è un movimento culturale che sostiene l’uso delle scoperte scientifiche e tecnologiche per aumentare le capacità fisiche e cognitive e migliorare quegli aspetti della condizione umana che sono considerati indesiderabili, come la malattia e l’invecchiamento, in vista anche di una trasformazione post-umana.  L’idea sottesa è che, probabilmente, le nuove tecnologie cambieranno il mondo nel corso di questo secolo per cui i nostri discendenti, per molti aspetti, non saranno più completamente umani. Secondo il Cerchio di Orione, all’interno della Golden Dawn, è la realizzazione della transizione tra l’attuale condizione animale a una nuova dimensione della coscienza per mezzo di un graduale cambiamento del supporto fisico tramite il quale si esplica l’esistenza umana.

I transumanisti sono a favore delle tecnologie di miglioramento della vita come l’ingegneria genetica, la nanotecnologia, la neurofarmacologia, le protesi artificiali e le interfacce fra menti umane e macchine.  Pongono l’uomo al centro dell’universo morale e, sostenendo che non esistono forze soprannaturali che guidano l’umanità, promuovono scienza e ragione, utilizzano la conoscenza globale come mezzo per il miglioramento individuale e collettivo.

Seguendo la tradizione del concetto di superuomo nietzschano e futurista, il Transumanesimo fa sua l’idea che l’essere umano sia qualcosa che debba essere superato ed accetta ed auspica tutto ciò che consenta l’evento.  Gli scienziati, i ricercatori o i filosofi che seguono questa nuova dottrina, sono generalmente agnostici o atei; tuttavia pare che siano presenti anche personaggi che si richiamano a qualche religione; molti sono i Mormoni.  Non credono in un’anima umana trascendente, piuttosto che la coscienza possa un giorno essere trasferita o emulata su un supporto digitale; spesso credono nella compatibilità fra la mente umana e l’hardware del computer e,  al loro interno, ci sono i teorici della creazione di esseri paraumani, geneticamente modificati e basati su genoma umano e di animali, a cui poter affidare lavori particolarmente pericolosi.  Molti transumanisti si definiscono già transumani, nel senso che si impegnano fortemente a trasformarsi in post-umani, prossimo gradino significativo dell’evoluzione della specie.

Certo è che per la maggior parte dell’opinione pubblica questi sono temi lontani anni luce dall’interesse e dalla comprensione, ma che comunque sono a disposizione di chiunque sia interessato tramite internet. E altrettanto certo è che le informazioni di questo tipo sul futuro della razza umana,  che non riguarda un tempo mitico al di là da venire, ma che praticamente è già in atto, anche se non ne abbiamo lucida consapevolezza, spingono ad un salto di qualità nell’autovalutazione della propria scienza e coscienza, nel senso di andare oltre i propri limitati schemi di pensiero e ampliare la propria coscienza circa noi stessi, la specie umana sulla Terra e nell’Universo in cui tutto è in movimento.

Dalla teoria transumanista alla futurologia il passo è breve e, in essa, viene centrata l’attenzione sulla “singolarità tecnologica”, punto previsto nello sviluppo di una civiltà in cui il progresso tecnologico acceleri oltre la capacità di comprendere e di prevedere degli esseri umani che la popolano. La singolarità può, più specificatamente, riferirsi all’avvento di una Intelligenza superiore a quella umana e ai progressi tecnologici che, a cascata, si presume che seguirebbero e che potrebbero anche comportare un significativo aumento artificiale delle facoltà intellettive di ciascun individuo.

La Singolarità è spesso vista come la fine della civilizzazione umana e la nascita di un’altra.  L’analisi storica del progresso tecnologico dimostra che l’evoluzione della tecnologia segue un processo esponenziale e non lineare.  La maggior parte delle speculazioni sulla Singolarità presume la possibilità di una Intelligenza artificiale superiore a quella umana che eliminerebbe l’intellettualmente razza inferiore che non sarebbe in grado di opporsi.  Il punto estremo ipotizza proprio che l’Intelligenza artificiale, alla fine, dominerà o distruggerà la razza umana e che questo scenario sia desiderabile.

Alcuni critici affermano che le tecnologie così avanzate sono troppo pericolose per il nostro livello e permettere che si produca una singolarità vorrebbe dire dare il potere alla classe dominante di “semplicemente decidere di sterminare la massa dell’umanita”, dopo che gli esseri umani saranno stati ridotti al livello degli animali domestici, in quanto irrecuperabili alla nuova dimensione.

Secondo Raymond Kurzweil, il teorico più conosciuto e più rappresentativo di questa teoria, il destino dell’Universo è quello di progredire attraverso sei differenti epoche, ognuna caratterizzata dal cambio epocale di storia umana.  L’Universo è già passato per quattro di queste epoche, noi stiamo entrando nella quinta.  Ogni passo, indirettamente, produce il successivo attraverso l’evoluzione chimica, biologica e tecnologica.  Le sei epoche sono soggette alla legge dei ritorni accelerati che postula che ogni transizione avvenga più rapidamente della precedente.

Questi scenari futuribili che sono dati per imminenti, addirittura nei prossimi anni, sono molto inquietanti perchè, come esseri umani nella generalità, non siamo assolutamente preparati, nemmeno informati.  Possiamo solo osservare che la tecnologia cibernetica sta letteralmente sconvolgendo le strutture, i modelli individuali e sociali, ogni forma di organizzazione e di interazione della vita sul pianeta. E’ vero che tutti, più o meno usufruiamo delle comodità, dei servizi, e delle opportunità che ne derivano, internet in primis,  Ipad, smartphone sempre più nuovi e intelligenti;  occhiali e stampanti creativi, interattivi, sempre più raffinati e condizionanti, ma a livello collettivo ha comportato dei cambiamenti radicali non completamente positivi, per lo meno contradditori.

Il termine “cyberspazio” viene utilizzato per indicare un universo parallelo, nuovo, generato e alimentato dalle reti di comunicazione e dagli elaboratori e il mondo dell’informazione globalizzata è attraversato da una rivoluzione paragonabile ad altre svolte epocali dell’umanità: la scoperta del fuoco, la sedentarizzazione, la nascita dell’agricoltura, la rivoluzione industriale, anche se, il cambiamento che queste nuove scienze e tecnologie così dirompenti e rivoluzionarie hanno comportato nella rappresentazione biopsichica umana per ora, non è completamente considerato, per incapacità a comprendere, o per paura dell’ignoto.

Il quoziente intellettuale della generalità delle persone non si è elevato, nonostante la disponibilità e l’uso di queste tecnologie; anzi, avendo tutto sotto mano senza sforzi e senza fatica, secondo la regola della psicologia comportamentistica per cui l’uso sviluppa l’organo e il disuso lo atrofizza, si può affermare che, proprio per le ultime generazioni, ci sia una regressione.  O meglio, tiene il passo l’ambito elettronico e telematico; quello umanistico-filosofico, in genere, sembra essere solo un retaggio del passato, della pre rivoluzione cibernetica.

Infatti, l’universo culturale cyber con tutti i suoi derivati ha dato l’avvio ad un nuovo modello della società, detta del frammento, cioè priva di grandi riferimenti ideologici, incerta sui propri destini, ma che vuole, più o meno consapevolmente, liberarsi delle eredità culturali del passato, della stessa rappresentazione del mondo che aveva costruito fino al XX° secolo, quasi a voler creare il “vuoto”, necessario stato di transizione per un mutamento sociale su scala planetaria.

A partire dalla televisione che è la vera dominante della psiche umana di oggi, le intelligenze artificiali, in genere, sono già surclassanti gli standard medi umani, a livello informativo, cognitivo ed anche emozionale, in quanto bloccano la capacità di decodificare i messaggi, trasferirli in una sfera interiore in cui possano sedimentarsi ed interagire con il vissuto , con la cultura di riferimento e, in ultima analisi,  con la coscienza.

E’ come se si inducesse una specie di paralisi cognitiva, perché ogni informazione, ogni input non riesce a divenire conoscenza; non sedimenta nulla, anzi c’è tendenzialmente uno svuotamento, una perdita di memoria e consapevolezza. A pensare non è più la testa, ma il corpo e l’autonomia critica che l’umanità aveva conquistato, elaborando a passi lenti e graduali nel corso della storia gli strumenti cognitivi fondamentali – la lettura e la scrittura – potrebbe essere messa a rischio di rapida e traumatica estinzione. 

La situazione in essere è questa, una volta che si è preso coscienza, non si fa nessuna fatica a credere che la specie umana che è stata indotta, guidata alla regressione involutiva in campo intellettivo e morale, sia ad un certo punto soppianta dall’intelligenza artificiale, ovvero da una energia, da lei stessa creata, che non ha però nessuna implicazione, anzi complicazione di natura spirituale, non ha il SE’ dell’origine, quindi staccata dalla fonte originaria , il NOUS dell’antichità, totalmente alla mercè dei suoi dominatori.   

Il tramonto dell’Occidente può annoverare fra le sue tante cause anche lo sfaldamento dell’organizzazione del lavoro, così come si era caratterizzata dal periodo della industrializzazione manifatturiera che assorbiva praticamente tutta la forza lavoro disponibile, sia operaia che impiegatizia. Oggi, bastano pochi  esperti che progettino i  software e pochi altri che li sappiano utilizzare,  digitando sulla tastiera del computer e migliaia di posti di lavoro, se non milioni, nel lungo periodo,  si perdono definitivamente, generando perdite di specializzazioni  e di motivazioni di identità e riuscita professionali per conventirsi in una  dilagante, generalizzata disoccupazione, sempre più difficile da riqualificare e assorbire. 

La realtà vera è che 7, 8 miliardi di esseri umani sul pianeta, non solo le masse miserabili degli altri continenti, ma anche gli Europei e i Nordamericani sono divenuti assolutamente inutili, zavorranti, consumatori delle risorse naturali e dell’habitat ed infatti  le élite mondiali del potere e della ricchezza, un relativamente ristretto numero di personaggi che sono i dominatori visibili per conto degli invisibili, gli dei, hanno già iniziato ad attuare i loro piani di genocidio globale: guerre ovunque, crollo delle economie, da quelle strutturate, a quelle di pura sopravvivenza; patologie sociali di ogni genere, offuscamento delle capacità di intendere; dominio delle emozioni squilibrate  e del pensiero distruttivo che si traducono nella disumanizzazione.

La vera potenza delle macchine intelligenti la si vede dall’utilizzo che ne fa l’alta finanza speculativa transazionale che applica programmi estremi, basati sui logaritmi, ovvero su procedimenti matematici programmati a conseguire il maggior profitto in qualunque situazione data, senza che vi sia alcuna osservazione o influenza, quindi coscienza umana.  In ogni campo della conoscenza i ricercatori che, in qualche modo sono gli “eletti”, i superuomini del momento storico, creano algoritmi a cui sottoporre grandi quantità di informazioni, tra le quali, l’intelligenza artificiale, di sua iniziativa, trova gli schemi coerenti fra loro in grado di massimizzare il risultato.  L’idea che è alla base è di riprodurre nella macchina il funzionamento dei neuroni del cervello umano, senza alcun limite biologico, né etico. 

E’ solo di pochi mesi fa la rivelazione all’opinione pubblica americana e mondiale di PRISM, il programma di sorveglianza elettronica messo in atto dalla NSA, National Security Agency, abilitato alla completa sorveglianza di comunicazioni dal vivo della quasi totalità del traffico internet mondiale e delle informazioni memorizzate, quindi Email, chat vocali, video chat, video, foto, conversazioni, trasferimento di file, accessi a qualunque  sito.

L’intelligenza artificiale è stata programmata per svolgere veri e propri attacchi informatici a reti private; alterare il traffico utente allo scopo di sfruttarne la vulnerabilità, compromettendo i sistemi informatici per ottenere il controllo completo dei personal computer.  Per fare ciò, si serve naturalmente della collaborazione dei maggiori server provider, Google, Facebook, Microsoft, Skype, Apple, Yahoo, e altri.

La NSA, con l’omologa britannica GQHQ, ha sviluppato sistemi per spiare le attività svolte dai possessori di smartphone, attraverso le loro applicazioni, per ottenere informazioni sui telefoni che stanno usando, dove sono localizzati, le caratteristiche personali e le abitudini dei loro proprietari.  Tutto viene monitorato e rilevato dai potenti satelliti messi in orbita con questo preciso scopo. Il dominio, in questo settore, è tutto americano; ogni informazione, di qualunque tipo e di qualunque livello, viene intercettata, classificata, usata direttamente, indirettamente, comunque va a potenziare un “supercampo” artificiale che intende emulare l’originale che ci è stato tramandato dalla conoscenza primordiale proprio come Nous, Intelligenza Divina.

Se lo spionaggio così esasperato, accanito può avere una giustificazione, un’ammissibilità per lo meno per quanto riguarda gli apparati statali, militari, economici, industriali degli altri Stati, ai fini della propria difesa o egemonia, diventa incomprensibile quando viene applicato ai singoli cittadini che sono tagliati fuori da qualunque leva di potere.  E’ solo perché le industrie produttrici di questi sofisticatissimi elaboratori devono trarre il maggior profitto dalla loro proliferazione, oppure ci sono motivazioni molto più occulte, tutte finalizzate non tanto al controllo, quanto all’acquisizione di qualsiasi tipo di diversità, di sfumature di pensiero e di atteggiamento per quel supercampo che si propone come nuova realtà divina?

L’intelligenza artificiale era già molto attiva da diversi anni nell’industria bellica americana.  Obama nel 2012 ha annunciato investimenti strategici nello spazio e nel cyberspazio, in vista di una possibile guerra spaziale.  Dal 2020 il Pentagono conta di controllare incessantemente e strettamente l’intero pianeta con uno scudo a triplo strato esteso dalla stratosfera alla esosfera, tramite droni, aerei senza pilota, collegati ad un sistema satellitare modulare e monitorato da un sistema telescopico totale e gestito da controlli robotizzati.

Secondo i suoi piani, nel terzo decennio di questo secolo, il Pentagono porterà a termine un sistema di sorveglianza globale su terra, mare e cielo, usando dei robot, delle intelligenze artificiali per coordinare la totalità dei dati, la loro gestione e interpretazione.  Si può già prevedere che, nel prossimo futuro, i droni saranno resi autonomi, cioè trasformati in veri e propri killer robot, capaci di prendere loro stessi la decisione di uccidere, anche senza che vi sia un operatore umano in rete, così che si potrà disintegrare un nemico, un rivoltoso, un terrorista, dopo che sarà apparsa sullo schermo la sua retina, la sua immagine facciale o la sua impronta termica per centinaia di chilometri, anche attraverso campi o favelas.  Si potrà anche sbaragliare un intero esercito nemico, facendo saltare tutto il suo sistema di comunicazione a terra, in aria e in mare.  

A questo punto, parlare di una evoluzione della coscienza in senso morale o spirituale, così come si è inteso finora, con i tutti i suoi riferimenti metafisici tradizionali diventa anacronistico, nel senso che il suo “brodo di cultura” è cambiato profondamente, strutturalmente.  La differenza fra il grado di coscienza di una persona anziana e quella di un giovane, di un ragazzo, di un bambino oggi è abissale, e non solo nel senso della differenza quantitativa di esperienze, o della differente socializzazione dovuta all’ambiente e al tempo storico, ma proprio nella qualità, come se avessero avuto due matrici diverse, migliori o peggiori non si sa, certo come biforcate, una rivolta al passato della storia della specie umana, l’altra già all’inizio di quello che dovrebbe diventare.

Ancora una volta si ripropone il conflitto cosmico fra il dio dello Spirito e il dio della materia, cioè fra l’Universalità nella sua più alta concezione, l’Intelligenza divina che ha messo ordine nel caos primordiale e governa l’universo stesso, l’anima del mondo alla quale attingono tutte le coscienze e le anime umane e una dimensione extraumana di un’altra scala o universo dimensionale che si frappone fra la Fonte originaria e il pianeta Terra, che ne intercetta tutti gli impulsi evolutivi diretti al genere umano, bloccandoli o quanto meno manipolandoli secondo le sue convenienze.

Da questa fotografia dell’esistente sembrerebbe che per noi, specie umana in generale, non ci sia alcuna speranza; viviamo di male in peggio solo per nell’attesa della fine della nostra civiltà perché rispetto alla intelligenza delle macchine saremo diventati intellettualmente irrecuperabili e inservibili. La singolarità tecnologica attesa, anzi invocata dai transumanisti e dai futurologi, non è detto che avvenga nei tempi ristretti previsti, né che sia del tipo desiderato; potrebbe essere di tutt’altro tipo,  una nuova glaciazione e qualche avvisaglia sembra apparire; un’inversione di polarità per cui si tornerebbe a vivere come prima della scoperta dell’energia elettrica, ma salterebbe tutto il mostruoso sistema elettronico, telematico, robotico, manipolatorio e schiavizzante, e la coscienza, come intima essenza di sé, come collegamento allo Spirito Universale potrebbe risorgere. 

Fra le varie le ipotesi ce ne sono anche di tipo astronomico che ritengono non improbabile cambiamenti estremi all’interno della galassia, che avrebbero ripercussioni nel nostro sistema solare; la teoria della cintura fotonica che addirittura smaterializzerebbe la Terra per rimaterializzarla presso una stella diversa dal Sole; tutto è possibile, se e quando non si sa; l’importante è non farsi “catturare” da queste nuove apocalissi e da attese messianiche perché, anche questo rappresenta una abdicazione alla propria libertà interiore.

Rispetto agli dei, queste formazioni metafisiche superiori alla dimensione umana che i Catari chiamavano il “signore di questo mondo”, ormai è smascherata la loro menzogna di essere il vero Dio  universale creatore, e appaiono per quello che sono veramente, entità situate su universi paralleli a noi invisibili, non sempre positive per la nostra evoluzione. Sono anch’esse “creature”, abitatrici dell’Universo, soggette a tutte i cicli di mutamento che derivano dal perenne movimento del cosmo, e non possono sottrarvisi, malgrado vi si oppongano strenuamente, scaricando sugli esseri umani il costo della loro resistenza.

La nostra evoluzione è strettamente correlata alla loro evoluzione e compito di noi esseri umani che per sensibilità, per retaggio di vite precedenti, per avere maturato un grado di coscienza più matura, sebbene ancora imperfetta, per anelito, desiderio, volontà di ricongiungere le parti disperse di noi stessi per ricostituire l’Essere nella sua completezza originaria,  dobbiamo mantenere aperto lo stargate con il mondo della Realtà divina, attraverso i pensieri buoni, le parole buone, le azioni buone, scegliendo in ogni momento della giornata da quale parte stare; sì da meritarci sempre l’approvazione dello Spirito.

Steiner ha detto che gli Spiriti Superiori non sono più presenti in questa generazione umana perché lavorano  ad altre creazioni, ma noi possiamo e dobbiamo costantemente richiamarli, evocarli e solo per la nostra volontà, il nostro libero arbitrio, Essi possono rimanifestarsi in tutta la loro potenza evolutiva.

 

     

Testo integrale  di una conferenza tenuta dalla titolare del sito Albarosa.it  presso un Centro culturale occitano nel febbraio 2014 

 

 

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