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UNO SGUARDO OLTRE IL VELO

 

 

Il saggio che segue è parte di un capitolo del libro “Uno sguardo oltre il velo – la faccia nascosta del potere”, tuttora inedito, che ho finito di scrivere nel gennaio del 2015. L’avevo iniziato due anni e mezzo prima, avendo sentito una ispirazione, una necessità intellettuale ad approfondire gli accadimenti devastanti dei nostri giorni, risalendo, per quanto possibile, alle cause, se non remote, almeno prossime o contemporanee che li hanno originati.

In questo lavoro ho voluto ricostruire, mediante una documentazione sintetica, ma precisa e ragionata, lo stato dell’Umanità nel suo complesso oggi, in cui è in forse perfino la sua stessa sopravvivenza. Mi sono proposta di presentare una ricognizione dell’esistente, di ricomporre il grande puzzle fino a rappresentare il disegno autentico, dando ad ognuna delle tessere, buttate alla rinfusa nello scatolone della storia, la sua giusta collocazione e la sua giusta consequenzialità rivelatrici.

Il quadro che ne è apparso, via via, ai miei occhi è molto deprimente, se non mortifero, essendosi resa drammaticamente manifesta la degradazione della nostra civiltà che si sta espandendo in forma accelerata e esponenziale, come se fosse in una folle corsa verso il suicidio, istigato da una energia menzoniera, perversa, disumana. Mio malgrado, sono stata sopraffatta dall’angoscia, tanto che ho dovuto smettere di scrivere per alcuni mesi per recuperare l’equilibrio emotivo e la serenità che mi sono abituali.

Non è una esagerazione e credo che chiunque leggesse il libro non potrebbe che condividere il mio profondo turbamento, mitigato in parte dall’essere anziana, prossima alla fine della vita terrena, una vera e propria liberazione se fossero veramente profetiche le parole del 3° Segreto di Fatima: “ I vivi invidieranno i morti per quanto i loro occhi saranno costretti a vedere e le loro orecchie a sentire”.

L’élite mondiale del potere sta impedendo con ogni mezzo fisico, psichico e mentale la presa di coscienza e la volontà di evoluzione di popoli e singoli individui per la libertà e per riprendere valore, dignità, autodeterminazione, responsabilità delle proprie scelte; per immaginare un futuro nel quale sia il sistema economico ad essere al servizio dei bisogni umani. Oggi gli esseri viventi, come la Terra stessa, sono il carburante che alimenta il moloc che li conduce alla destrutturazione e alla morte.

Non è necessario predisporre una ricerca sociologica strutturata per conoscere il grado di conoscenza e di consapevolezza della gente rispetto a quanto sta accadendo nel mondo; basta osservare le persone comuni con le quali si viene in contatto nella vita quotidiana. Emergono una grande ignoranza dei meccanismi economici reali e di potere; una confusione emotiva e mentale che toglie energia e volontà di reagire che, anzi, spinge alla rimozione, alla negazione, fino all’autolesionismo. Non è che manchi del tutto una informazione libera, una controinformazione attraverso la rete, ma raggiunge relativamente poche persone che siano in grado di comprendere a fondo e che comunque, per ora sul piano fisico, sono irrilevanti rispetto al potere dominante. C’è poi il rischio che le informazioni alternative, riportate e diramate con una certa dispersione e sensazionalismo, se non approfondite, meditate, coscientizzate finiscano con l’essere assimilate agli Spam pubblicitari.

Anch’io, per il mio lavoro, non ho attinto a fonti particolari, bensì mi sono avvalsa di vari siti in internet che cito dettagliatamente nella bibliografia e che ringrazio per la documentazione messa in rete gratuitamente, come me del resto. Mi è anche sorta una riflessione, un dilemma della coscienza, e cioè se possa essere un bene per l’evoluzione individuale e collettiva avere consapevolezza piena, per quanto angosciante, dello stato di cose presenti, del qui ed ora, indipendentemente dal come andrà a finire; oppure se l’ignoranza e la deresponsabilizzazione geneticamente connaturate o indotte siano una specie di offuscamento oppiaceo necessarie alla sopravvivenza in ogni situazione, per infima che sia, tanto quel che deve succedere, succede.

E’ lo stesso dilemma che, sul piano personale, sorge rispetto alla morte. Nel caso di una malattia incurabile, è meglio essere coscienti della fine ineluttabile della vita incarnata e prepararsi alla transizione, indipendentemente dalle credenze, almeno riconciliati con se stessi e la vita; oppure negare fino all’ultimo la morte incombente per paura e senza poter comprendere il senso della incarnazione, come un passo sul cammino della evoluzione? Rudolf Steiner dice che è l’Anima individuale a decidere, rispetto al suo livello di evoluzione, sicchè ognuno di noi, a quel momento, è solo e totalmente responsabile della propria scelta.

Personalmente credo che sul piano materiale la battaglia sia già persa, ma non la guerra sul piano eterico, nella sfera del pensiero, poiché gli esseri umani più consapevoli, per pochi che siano rispetto alla moltitudine planetaria, cambiando se stessi, sintonizzando il proprio sistema energetico ai livelli vibrazionali cosmici più elevati, possono squarciare la muraglia di onde elettromagnetiche che avvolge l’intera sfera planetaria, costituita dalle forme pensiero dominanti, e innestare nuove idee, nuove energie, nuove consapevolezze. Queste onde, dette anche Egregore, sono potentissimi aggregati di energia, degli “dei” artificiali, creati dai pensieri e dalle opere degli uomini stessi, programmate per sterminare l’umanità così com’è oggi, secondo il volere di Gerarchie ultradimensionali ostili e dei loro collaborazionisti terrestri: quell’élite del potere che, per riflesso, ritiene di essere già divina e punta a conseguire l’immortalità. Non siamo soli nell’Universo e tutto può ancora accadere.

Buona lettura, si fa per dire, perché c’è poco da stare allegri!

 

 

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Il posto d’onore fra le variabili di distruzione del pianeta e dell’umanità che stanno manifestandosi in questi anni, sicuramente va al militarismo imperialista americano, dopo che l’implosione del sistema sovietico e del suo impero, ha lasciato gli USA come unica superpotenza militare del pianeta.

L’industria bellica americana, divenuta subito la base dell’intera struttura produttiva, è stata voluta, agli inizi degli anni 60, dal presidente Ike Einsehower e ciò ha comportato, nell’ottica del puro capitalismo, la necessità che ci fossero sempre guerre in atto per assorbire il prodotto finito. La politica americana ha privilegiato da allora gli interventi armati piuttosto che le risoluzione pacifiche dei conflitti internazionali, magari da essa stessa provocati.

Infatti, l’industria bellica, è cresciuta in modo parallelo al ruolo che gli USA si sono assunti come gendarmi del pianeta. Il suo unico acquirente è, da sempre, il Pentagono e niente viene venduto in altre parti del mondo senza l’autorizzazione di Washington e del Pentagono stesso, venendo così anche a dare visibilità e concretezza a precise scelte di politica estera.

La sua struttura di potere è costituita da una ristrettissima oligarchia che comprende i capi delle grandi corporation costruttrici e i più alti vertici politici e militari, che si avvalgono della stretta collaborazione di lobbies affaristico- elitarie e clan politico-mafiosi per commercializzarle o per farle arrivare in ogni parte del mondo attraverso le rotte dei traffici transnazionali, magari permutandole con petrolio, droga, diamanti, oro, esseri umani.

Il Pentagono, da centrale militare, si è trasformato in una enorme agenzia commerciale. Si consideri che, solo per gestire la vendita delle armi, che determina oltre il 30% del PIL, l’amministrazione federale impiega oltre settantamila persone, oltre che gli alti funzionari delle ambasciate americane di tutto il mondo i quali, nella sostanza, coperti dal loro ruolo diplomatico, sono commercianti di armi, molto spesso dirette agli oppositori interni di governi non graditi di Stati “canaglia”. L’esempio più recente è l’uccisione dell’ambasciatore USA a Bengasi.

Gli Stati Uniti sono i primi esportatori di armi nel mondo, il 77,7% del mercato globale, quasi triplicato dal 2004 (29,3%), per effetto dei vari conflitti regionali mediorientali; la sempre paventata guerra Israele-Iran, la crisi siriana con la storia delle armi chimiche, l’instabilità di Palestina, Libano e delle primavere mancate dei Paesi nordafricani. Infatti il materiale bellico, per una cifra record di 66,3 miliardi di dollari, è stato acquistato prevalentemente dall’Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi, Oman, Israele; ma vanno considerate anche le forniture continue per l’occupazione di Iraq e Afghanistan. Una vera gallina dalle uova d’oro.

Fin dall’epoca della guerra fredda, think tanks, ovvero gruppi di esperti in analisi di strategie belliche, pagati dalle industrie delle armi, si erano particolarmente dedicati all’ingigantimento sistematico della pericolosità militare sovietica, nota come “red scare”, paura dei rossi. Con il crollo del muro di Berlino questi pensatoi hanno rivolto le loro attenzioni, si fa per dire, ad altri campi di intervento ed infatti sono diventati attivissimi nella “guerra al terrorismo islamico”, soprattutto collegati e sostenuti dai potentati neocon e pensatoi ebraici come l’American Entreprise Institute e l’American-Israeli Public Affairs Committee.

Prima fu la paura dell’URSS, poi subentrò Saddam, cui furono attribuite, in forma menzognera e spregiudicata, armi di distruzione di massa per avere la scusa di invadere l’Iraq che è stato raso al suolo, così come tutte le Convenzioni internazionali che mettevano, in qualche modo, dei limiti alle barbarie dalle guerre verso le popolazioni civili. Poi venne, provvidenzialmente, Al Qaeda da combattere nel mondo intero che, a suo tempo, fu promossa, armata, pagata e addestrata negli USA in funzione antisovietica; e, a seguire l’Afghanistan, l’Iran nucleare, la Siria con le supposte armi chimiche, il terrorismo del Califfato islamico, miracolosamente comparso dalla sera alla mattina, la destabilizzazione nei Paesi arabi, Yemen in particolare e in Ucraina: l’elenco dei teatri di guerra, grandi o piccoli, noti e meno noti, è interminabile. Anche la Cina è, per ora, attenzionata; la Russia è già accerchiata con possibili conseguenze apocalittiche per il pianeta e l’Umanità tutta.

Infatti, oggi è in prima linea l’ammassamento sui confini europei delle truppe NATO e soprattutto delle armi, sia strategiche che convenzionali, contro la Russia, in particolare in Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Bulgaria, calpestando quelli che erano stati gli accordi presi con Gorbaciov, presidente dell’URSS al momento della sua caduta nel 1989, e cioè che la NATO stessa non si sarebbe mai espansa ad est come potenziale minaccia di aggressione al nuovo Stato ridimensionato della Russia, ma solo per necessità di autodifesa. Nonostante che con Putin, ripreso parte del suo protagonismo sulla scena mondiale, la Federazione Russa dichiari e dimostri nei fatti, non solo di non voler guerre preventive di aggressione nei riguardi di nessuno, ma anzi di privilegiare rapporti diplomatici e di collaborazione, la “red scare” è ritornata d’attualità in tutta la zona caucasica, anche con la riaccensione del conflitto armato nel Nagorno/Karabakh in chiave antirussa. Morale: ancor prima che tacciano le armi, per esaurimento delle guerre in essere, se ne devono immediatamente creare delle altre, anzi bisogna averle già pronte: la guerra permanente con il suo business deve continuare.

E’ particolarmente interessante ricordare, sia pure succintamente, la genesi dello stato attuale della globalità del complesso industriale militare e della organizzazione delle forze armate americane di questa fase storica. I due “padri”, se così’ si possono definire, sono stati sicuramente Ronald Rumsfeld e Dick Cheney, entrambi repubblicani ultraconservatori che furono ai vertici del governo americano nelle presidenze Bush senior e Bush junior.

Dick Cheney, dal 1989 al 1993, segretario alla difesa con Bush padre, si fece la fama di “falco” per il suo modo di affrontare le varie controversie internazionali, le più importanti delle quali furono “desert storm” prima Guerra del golfo in Iraq e “giusta causa” a Panama. Contemporaneamente, predispose un vasto ridimensionamento delle strutture e delle forze militari nella misura del 25% degli effettivi, cioè da 770.000 a 520.000, privatizzando sia le funzioni essenziali, comprese quelle di intelligence, che quelle logistiche a favore di imprese private. La prima beneficiaria, per appalti di milioni di dollari, fu l’Halliburton, grande corporation nel campo petrolifero e dell’edilizia, presente attualmente in 120 Paesi, di cui Cheney divenne amministratore delegato immediatamente dopo il termine del suo incarico governativo.

A onor del vero, nel periodo del governo di Bill Clinton (1993-2001) fu sviluppata la costruzione della mini bomba nuclare B61-11 di 10 kilotoni, a basso potenziale, il cui uso fu subito autorizzato nei teatri di guerra, insieme alle armi convenzionali. L’attività di deregulation di questo presidente democratico fu quanto mai intensa, sia in campo finanziario, con l’abrogazione della legge Glass-Steagall, sia nello smantellamento della centralità delle Forze armate, dei servizi di sicurezza e intelligence che venivano appaltati, ma pagati con i soldi dei contribuenti, a compagnie militari private, in gergo “private contractors”, moderne compagnie di ventura mercenarie, che si specializzavano in sicurezza armata, intelligence, consulenze, difesa antipirateria, terrorismo, ribelli, black ops, defence contractor. In termini più discorsivi: addestramento di irregolari o satelliti, affiancamento e rinforzo di milizie quaediste o altrimenti impresentabili, conduzione di affari sanguinari, trame nell’ombra, putsch da terzo mondo, logistica, security, gestione di campi di prigionia, ecc.

Oggi, solo le americane, sono una quarantina, ufficialmente presenti in Arabia Saudita, Nigeria, Somalia, Turkmenistan, Africa, America Latina, in tutto il Medio Oriente, Iraq in particolare. Impiegano centinaia di migliaia di addetti in patria e all’estero e costituiscono una vera e propria attività professionale specializzata, per altro molto selezionata ed addestrata; gli utili sono talmente lucrosi per cui queste imprese multinazionali rappresentano un legittimo business e sono quotate a Wall Street, tale quale Google o Microsoft. Dal 1999, 17 fra le più importanti di queste CMP, hanno contribuito con ben 12,4 miliardi di dollari alle campagne elettorali di membri del Congresso e, soprattutto dei vari Presidenti degli Stati Uniti.

La più conosciuta è la Blackwater, fondata nel 1997, che ha dovuto cambiare ragione sociale ben due volte in XE Services e Academi, per coprire le sue responsabilità in fatti ritenuti particolarmente gravi dal punto di vista diplomatico o umanitario che, ultimamente è stata acquisita dalla Monsanto che, a sua volta, sembra essere stata recentemente acquisita da Bill Gates e moglie.

Infatti, lo status giuridico degli operatori CMP non è contemplato dalle convenzioni di Ginevra, sono considerati combattenti illegittimi, non vengono riconosciuti come prigionieri di guerra; non sono soggetti né ai diritti, né agli obblighi previsti per le truppe regolari; quindi possono agire al di fuori di ogni diritto bellico o diritto internazionale umanitario. Impiegati in conflitti detti “a bassa intensità”, spesso affiancano le truppe regolari per svolgere azioni, tipo false flags, o disordini di piazza, o pulizie etniche che queste ultime non possono fare direttamente, o perché troppo rischiose, o per motivi di opportunità giuridica, umanitaria e geostrategica.

Altro esempio: la DynCorp International, che si autodefinisce “impresa globale multiforme”, si è specializzata in “imposizione della legge, peacekeeping e operazioni di stabilità”; impiega decine di migliaia di specialisti e può vantare un’esperienza collaudata nelle operazioni segrete. Negli anni ’80 aiutò, per conto della CIA di Oliver North a fornire armi ai contras nicaraguensi; negli anni ’90, sempre per conto della CIA armò ed addestrò l’UCK in Kosovo.

Questa e altre compagnie, fra le quale la L-3 Communications, si occupano anche di telecomunicazioni militari, costruzioni di basi, forniture di sicurezza e interrogatorio di prigionieri. Molti contractors provengono dalle forze speciali e dai vari servizi segreti; altri svolgono la funzione di guardie del corpo, interpreti, addetti ai servizi logistici. Tutti però appartengono all’esercito ombra privato che affianca quello ufficiale formato anch’esso sempre più solo da forze speciali le cui operazioni rimangono top secret.

Nel 2001, a seguito della distruzione delle Torri gemelle del Trade Word Center di New York, Presidente George W. Bush junior, vice presidente Dick Cheney, Segretario alla difesa Ronald Rumsfeld, si presentò la favorevole occasione di far lavorare a pieno ritmo tutte le Compagnie Militari private che si erano costituite e preparate per il grande business: seconda Guerra del Golfo con l’uccisione di Saddam Hussein e l’invasione dell’Afghanistan. La coppia Cheney-Rumsfeld imbastì la teoria secondo la quale autore della strage delle Torri Gemelle fu Al Qaeda, cioè il terrorismo islamico capeggiato da Bin Laden che si nascondeva in Afghanistan e che aveva connivenze con Saddam Hussein, il quale a sua volta, possedeva armi batteriologiche di distruzione di massa con cui si apprestava ad aggredire l’Occidente e, in particolare, lo stato d’Israele.

Dopo il disastro umanitario, economico, ambientale e storico, dopo ogni genere di efferatezza che, purtroppo, a 13 anni ancora perdura nella più completa destabilizzazione, gli stessi Americani hanno dovuto ammettere, costretti da prove documentali internazionali, di essersi sbagliati: Saddam Hussein e l’Iraq, fino a quel momento, non avevano avuto alcuna relazione con AlQaeda e il fondamentalismo islamico non era proprio presente; ma ormai, come si dice, questa verità tardiva può avere solo un valore morale che lascia il tempo che trova. La sostanza vera è che le grandi multinazionali americane e inglesi hanno preso possesso delle intere riserve petrolifere dell’Iraq e che le CMP hanno fatto e continuano a fare affari d’oro. La Blackwater, ora Academi, dal 2001 al 2006, ha aumentato il suo giro d’affari dell’80 mila % e molti dei suoi dirigenti sono legati alle Chiese evangeliche messianiche finanziate dal Pentagono!

Per dovere di cronaca, è bene dire anche due parole a proposito di Ronald Rumsfeld, il quale è portatore di un curriculum di assoluto rispetto e persona chiave, direttamente responsabile, della ristrutturazione militare americana del XXI secolo. Ha gestito insieme a Cheney le guerre scatenate sulla base delle menzogne di Cheney stesso, durante le quali i poteri e le funzioni dei corpi militari e dell’intelligence sono stati trasferiti, “delocalizzati”, fino quasi al completo smantellamento, dal Governo e dal Congresso alle grandi corporation private e alle loro subappaltate.

Entrato in politica già con il governo Nixon, ai primi anni ’70 del novecento, ha sempre ricoperto ruoli apicali nelle istituzioni civili e militari più importanti, segretario alla difesa in ben quattro governi repubblicani. Tuttavia, in contemporanea, è anche sempre stato un uomo d’affari di primo piano. E’ stato Amministratore Delegato della General Instrument Corporation che si occupa di telecomunicazioni e, per un certo numero di anni, Presidente della GD Searle &Co., produttrice di un tipo di pillola anticoncezionale e del dolcificante Aspartame, poi venduta alla Monsanto.

Fu presidente pure della Gilead Sciences, multinazionale farmaceutica che inondò il mondo intero con un farmaco antinfluenzale, da essa brevettato, ma ceduto alla Roche, in Italia con il nome di Temiflu, dopo che fu artatamente suscitata nell’opinione pubblica mondiale, nel 2005, la paura di una pandemia di influenza aviaria che non si verificò, ma che indusse, volenti o nolenti, le autorità sanitarie di tutti i Paesi a fare scorte massicce di questo farmaco, costate milioni di dollari o di euro per poi spenderne altrettanti per smaltirle.

La privatizzazione della guerra è una colonna portante della globalizzazione, meglio sarebbe a dire della dittatura mondiale che l’élite, nelle cui mani è il potere reale, sta conducendo a tappe forzate, svuotando gli Stati nazionali, oltre che della sovranità monetaria e dei diritti dei popoli, anche della loro prerogativa specifica all’esercizio della Forza Militare. Negli Stati Uniti queste corporations “producono” servizi per i quali è inopportuno che il governo appaia ufficialmente, sia all’interno, ma soprattutto all’estero al fine di provocare sempre nuovi interventi armati; poiché il complesso militare-industriale deve lavorare a pieno ritmo, vendere e guadagnare, esse rappresentano una solida branca del terziario avanzato; praticamente l’unica offerta strutturata di impiego per le nuove generazioni, almeno per questi anni.

Se tale è la situazione per quanto riguarda l’estero, sul proprio territorio è altrettanto forte il complesso carcerario-industriale. In USA, negli ultimi 20 anni, il servizio delle carceri è stato privatizzato, cioè appaltato a ditte private, in nome dell’efficienza e del risparmio e, essendo aumentate di numero hanno, in un certo qual senso, incrementato la popolazione carceraria del 772% in 30 anni, nella stragrande maggioranza costituita da neri; d’altra parte l’attività deve fare business. Queste stesse aziende carcerarie devolvono milioni di dollari ai partiti, ai candidati e ai loro comitati elettorali per influenzare la politica penale a livello federale.

Questa è l’immagine di globalizzazione, cioè di ordine mondiale in cui eserciti privati e forze di polizia segrete, tutti al servizio di consorzi finanziari privati, sul tipo Halliburton e Blackwater, gestiscono una forma del tutto nuova di dittatura mondiale; ammazzano chi non gradiscono, impongono leggi arbitrarie stilate da burocrati curatori di interessi finanziari privati alla stessa stregua degli hedge funds.

L’indottrinamento dell’opinione pubblica, chiamiamolo pure lavaggio del cervello, fa leva su due elementi strutturali della psicologia di massa americana: l’idealismo bellicista e il patriottismo contrapposto al mondo esterno ostile da cui è necessario difendersi con la guerra preventiva. Per indurre i giovani ad arruolarsi, gli adolescenti vengono plasmati attraverso dei videogames, appositamente studiati e propagandati dall’esercito o dalla guardia nazionale e che si possono scaricare o ritirare gratis negli uffici di reclutamento; la loro diffusione è capillare, accattivante, veicola una identificazione immediata del ragazzo con il combattente della CIA, o il contractor che combatte con ogni mezzo, anche il più feroce, al di fuori di ogni limite umanitario, contro i terroristi, i nazisti, gli Stati canaglia, per difendere la democrazia del proprio Paese e di tutto il mondo.

Hollywood e tutta l’industria dello spettacolo e degli effetti speciali è in prima linea per creare il clima psicologico militarista o allarmista nelle masse, costantemente bombardate da fiction nelle quali vengono descritti come veritieri e possibili attacchi terroristici, situazioni apocalittiche, in genere catastrofi naturali, invasioni di extraterrestri ostili per cui qualunque comportamento delle valorose forze armate pubbliche o private, non importa, sotto la bandiera a stelle e a strisce e la guida dell’eroico presidente, loro comandante in capo, non solo viene giustificato, ma addirittura osannato, in un clima di acriticità e deresponsabilità collettiva.

I videogames, in particolare, sono ritenuti il mezzo di propaganda ideale, tanto che, sempre per volere della CIA, ditte specializzate americane sviluppano giochi da distribuire anche alla gioventù medio orientale in arabo, parsi e urdu. I soggetti e le trame vengono forniti da agenti sperimentati della CIA stessa o di altre agenzie militari private e così, le prime vittime, sono gli adolescenti in cui viene ucciso ogni livello di coscienza e di umanità.

Nel 2012, dopo anni di crescita vertiginosa dei bilanci del Pentagono, l’amministrazione Obama ha annunciato che era giunto il momento per gli USA di diminuire la propria strategia difensiva diretta sui teatri di guerra di terra, per investimenti nello spazio lontano e nel ciberspazio, denominati “capacità decisive basate sullo spazio”. Poiché questi campi di battaglia sono del tutto nuovi, privi di qualsiasi regole e controlli internazionali, Washington ritiene di poterli sfruttare entrambi, senza limitazioni, per imporre nuove forme di dominio globale nel terzo millennio.

Benché i piani USA per la guerra spaziale siano segretissimi, già si sa che dal 2020, il Pentagono conta di controllare incessantemente e strettamente l’intero pianeta, grazie ad uno scudo a triplo strato esteso dalla stratosfera alla esosfera, guidato da droni armati con missili di pronta risposta, collegati ad un sistema satellitare modulare e monitorato da un sistema telescopico totale e gestito da controlli robotizzati.

I droni sono velivoli senza pilota manovrati da operatori seduti davanti a schermi di terminali elettronici situati a migliaia di chilometri di distanza; alcuni sono programmati per spiare e coordinare attacchi aerei e missilistici; altri per inseguire, colpire e uccidere. Le forze armate statunitensi li utilizzano ormai dovunque e contro chiunque, con la scusa della guerra ai terroristi, dato che eliminano sia il rischio di perdite militari che di possibili ritorsioni. Rappresentano l’ultima frontiera delle tecnologie di morte e di business plurimiliardario per l’industria bellica USA.

Per la parte più bassa dello scudo aerospaziale il Pentagono sta costruendo un’armata di 99 droni Global Hawk, anche dotati di missili Triple Terminator, se necessario, per sorvegliare e distruggere i bersagli sottostanti nel raggio di 100 miglia. Già dalla fine del 2011, Air Force e Cia hanno accerchiato il territorio euroasiatico con una rete di 60 basi di droni armati di missili e bombe con cui sferrare attacchi aerei contro bersagli posti praticamente in qualsiasi punto dell’Europa, dell’Africa e dell’Asia.

La sorveglianza spaziale globale è gestita dalla National Geospatial-Intelligence Acency con sede in Virginia che, nel 2010 contava 16.000 dipendenti, con un bilancio da 5 milioni di dollari, la cui attività è di coordinare il flusso di dati di sorveglianza che arrivano da aerei –spia, global Hawks, droni spaziali, satelliti orbitali, telescopi spaziali, predators, e altri sistemi complessi in orbita intorno al pianeta per averlo totalmente sotto controllo.

Quando sarà completato questo progetto da guerre stellari, dal 2020 con l’assemblamento di questi sistemi tecnologici nel ciberspazio, sarà possibile disintegrare un nemico, un rivoltoso, un “terrorista” con un missile mirato, dopo che sarà stata tracciata sullo schermo la sua retina, o la sua immagine facciale, o la sua impronta termica per centinaia di chilometri, anche attraverso campi o favelas. Si potrà anche sbaragliare un intero esercito nemico, facendo saltare tutto il sistema di comunicazione a terra, in aria e in mare.

Secondo i suoi piani, nel terzo decennio di questo secolo il Pentagono porterà a termine un sistema di sorveglianza globale su terra, mare e cielo, usando dei robots, delle intelligenze artificiali, per coordinare la totalità dei dati, la loro gestione e interpretazione e ciò darà agli Stati Uniti un potere letale globale che sarà in grado di sorreggerli, di mantenerli micidialmente egemoni, anche se la loro economia dovesse crollare del tutto. Si può già prevedere che, nel prossimo futuro, i droni saranno resi autonomi, cioè trasformati in veri e propri killer robot, capaci di prendere loro stessi la decisione di uccidere, senza che ci sia un operatore umano in rete e che quindi i conflitti internazionali, ma anche interni dei singoli Paesi saranno liquidati con queste tecnologie genocide.

Mentre a livello internazionale si sono aperti serrati dibattiti culturali, religiosi, politici e giuridici sulla legittimità dei droni come arma d’eccellenza per i conflitti del XXI° secolo, in Italia l’argomento è quasi del tutto ignoto, nonostante le nostre Forze armate già usino i droni-spia nel conflitto afgano. Non solo, il governo italiano, in occasione della recente guerra in Libia, ha autorizzato la coalizione a guida NATO ad utilizzare lo scalo siciliano di Sigonella come avamposto per i droni-killer anti-Ghedaffi.

Da quattro anni, sempre a Sigonella, l’US Air Force ha schierato tre velivoli Global Hawk per le operazioni di sorveglianza in una vasta area geografica che, dal Mediterraneo, si estende all’intero continente africano. Nell’assoluto disinteresse dei media e delle forze politiche e sociali, il Dipartimento della difesa USA ha dichiarato la grande base siciliana “capitale mondiale dei droni”. Entro il 2015 buona parte dei velivoli in dotazione ad aeronautica e marina miliare opererà da Sigonella che ospiterà anche un grande centro di manutenzione e riparazione dei Global Hawk e dei droni-killer tipo “Predator” e “Reaper”

Inoltre, entro il 2017 diverrà pienamente operativo in Sicilia anche il programma NATO denominato Alliance Ground Surveillance (AGS) che ha lo scopo di potenziare la capacità di intelligence, sorveglianza e ricognizione dei Paesi dell’Alleanza atlantica. Gli alti comandi NATO di Bruxelles annunciano che i potentissimi sistemi radar a bordo dei droni saranno in grado di scansionare ampie porzioni di terreno, fissando i potenziali bersagli con un’affidabilità inferiore al metro e di fornire capacità aeroportata di indicazione del bersaglio per missili da crociera.

Il consenso del governo italiano all’ occupazione militare ipertecnologica della base di Sigonella è stato dato in cambio dell’impegno USA e NATO ad affidare un paio di modeste commesse alle aziende leader del complesso militare industriale nazionale, due controllate Finmeccanica, il 10% del valore complessivo del contratto che la Northrop Grumman, costruttrice dei droni, ha stipulato con la NATO nel maggio del 2012, consentendo così l’invasione dei cieli siciliani di droni-avvoltoi e imponendo pesanti condizionamenti alla vivibilità di milioni di cittadini, oltre che al traffico aereo civile.

La regione siciliana e precisamente a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, è interessata anche dal MUOS (acronimo di Mobile User Objective System), ovvero un sistema di comunicazioni satellitari militari, gestito dal Dipartimento della difesa degli Stati Uniti, che opera come fornitore di servizi cellulari per sostenere l’azione dei soldati su qualsiasi tipo di terreno, per impervio che sia, usando satelliti geostazionari.

D’altra parte, riflettendo, appare chiaro come la mentalità, per non dire la natura guerrafondaia dei Nord Americani si sia strutturata fin dalle origini della loro costituzione in Stati con lo sterminio dei popoli nativi di quei territori, nell’epopea della conquista del far west che, per almeno per un secolo, è stata celebrata, in modo del tutto acritico, come una grande vittoria del “progresso” dell’umanità. Sono passati gli anni, la parabola americana ha percorso la sua traiettoria in modo accelerato: è nata, ha brillato, è in via di sparizione, nonostante tutte le sue armi o, forse, in ragione di esse.

Ormai, al giorno d’oggi, la massa della popolazione, non solo ha visto azzerata l’illusione del sogno americano, ma sempre più degradata e impoverita, resta disperatamente aggrappata all’unica potente industria che ancora dà lavoro, cioè possibilità di vivere, o sopravvivere, perché non è stato, per ora, ritenuto conveniente, delocalizzarla e, soprattutto non è soggetta al “libero mercato”. Ha un unico, sicuro acquirente, il Pentagono, che può essere inteso come un vero socio in affari, dato che gli interessi di entrambi sono perfettamente coincidenti.

L’impatto economico è tale per cui diversi politici hanno le campagne elettorali finanziate dalle industrie belliche, dato che nelle loro circoscrizioni sorgono basi militari o centri di ricerca segreti che danno lavoro e dai quali, spesso, dipende la sopravvivenza stessa di medie città, se non addirittura di intere contee. Oltre alle mega-imprese più conosciute, vi è tutto un indotto costituito da fabbriche di munizioni, uniformi, razioni da combattimento e materiale bellico in genere, a partire dalle attività bancarie e finanziarie, pronte a investire nell’industria della guerra che, per quanto riguarda i costi, resta a carico dei contribuenti.

Il sistema di potere americano, fino ad oggi, considera come unico mezzo di politica internazionale l’intervento armato, magari non ufficialmente come Stato, ma attraverso le peggiori operazioni coperte delle CMP che, per mantenere lo status quo che le sostenta, devono creare sempre nuovi nemici e, contemporaneamente, incutere continue paure nel popolo americano, per cui acconsenta, suo malgrado, a “farsi proteggere” da esse stesse, sacrificando qualità di vita e libertà personali.

Purtroppo, poiché questo mega mostro militarista viene considerato, meglio millantato come la “più grande democrazia del mondo”, è gioco forza, il modello esportato, imposto, copiato, assimilato in Europa e in genere in tutto l’Occidente; non solo, praticamente anche i Paesi non allineati o antagonisti, per deterrenza o difesa, vi si devono adeguare. Tuttavia, è più che lecito domandarsi: come e quanto ancora potrà andare avanti questa allucinazione delirante, fino alla morte della Terra e di tutto ciò che in essa vive?  Oltretutto questa super-potenza militare rappresenta, al tempo stesso, una drammatica bolla finanziaria che, divenendo sempre più insostenibile, come quella dei subprime, può scoppiare, deflagrare. Eisenhower stesso, nel 1961, ammonì che “la spesa militare è spesa sterile, che divora risorse alla società e al suo sviluppo; ogni missile significa un ospedale in meno, una scuola o un asilo che non saranno costruiti, un ponte stradale a cui si dovrà rinunciare”.

Il Crollo della ex Unione Sovietica è un precedente quanto mai appropriato; sono state proprio le abnormi spese militari nei decenni della guerra fredda, nella competizione fra i due blocchi contrapposti, in realtà fra capitalismo e socialismo, a dissanguare, nel vero senso della parola l’URSS, fino alla sua implosione finale. E' l'esperienza storica  morte-rinascita che può riproporsi, oppure lo stato di cose presenti è talmente degenerato da essere irrecuperabile?

 

 

I dati tecnici di questo capitolo sono stati tratti da: www.effedieffe.com “ il futuro del potere globale USA: armi incredibili e dominio sul mondo” - www.cadoinpiedi.it “droni, frontiere tecnologiche” www.it.ibtimes.com “La guerra tra Israele e Iran? Un affare per l’industria bellica americana. - Wikipedia edizione inglese per D.Cheney e D. Rumsfeld - Wikipedia per MOUS - www.nexusedizioni.it per bomba B61-16

 

 

 

 

                                                             

 

 

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