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UNO SGUARDO OLTRE IL VELO 2

 Immigrazione clandestina

 

Dopo alcuni mesi di silenzio, immetto nel sito, nella sezione saggi, il testo che segue e che costituisce una specie di compendio fra due sottocapitoli del libro “Uno sguardo oltre il velo” che ho scritto ormai due anni fa e del quale già ho presentato quello relativo allo stato attuale degli armamenti nel mondo. Premetto che io scrivo principalmente per me stessa, per avere modo di focalizzare il pensiero e sviscerare un argomento fino a raggiungere una maturazione personale, per quanto le mie capacità e onestà intellettuali me lo consentano.

Per una persona anonima come me, che non ha alcun riferimento nel settore e che, oltretutto aborrisce il politicamente corretto, la banalità e la superficialità di molta sedicente informazione alternativa è molto difficile, quasi impossibile, trovare un editore serio disponibile che almeno legga i manoscritti.  Ormai la confusione e la manipolazione mentale e psichica sono a livelli parossistici, e anch'io, spesso, mi lascio coinvolgere, così ho preso l’impegno con me stessa, per quei pochi anni che ancora dovessi vivere, di non rinunciare mai al pensiero e alla consapevolezza personali, indipendentemente dall'accoglimento o meno delle mie riflessioni.

Condividere attraverso il sito o non condividere?, ne vale la pena, oppure no?, è il momento di sottrarsi al clamore assordante delle vuote parole e le mie hanno un significato diverso, o sono autoillusioni dell’ego? Il Silenzio ora è il vero Maestro?

In questi mesi ho avuto una crisi personale riguardo a questo rapporto con il mondo, poi, grazie a dio, ha avuto più forza una visione non dico più positiva, ma meno pessimista sui tempi a venire, soprattutto di fiducia che ancora l’Umanità non sia del tutto persa e che qualche coscienza evoluta, per quanto solitaria e dispersa, possa riconoscersi e collegarsi consapevolmente alle Energie Superiori per una nuova ri-creazione.

 

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Dopo quello della droga, il traffico di esseri umani è la più redditizia delle attività criminali.  Rapiti o adescati con l’inganno nei loro Paesi d’origine, vengono poi venduti come schiavi da organizzazioni internazionali.  Si fonda sulla compravendita vera e propria e consiste nello spostamento delle persone, contro la loro volontà, dal luogo di origine ad un altro, al fine di sfruttarne il corpo o il lavoro.  Molte delle vittime vengono rapite da bande internazionali, altre sono vendute dalle proprie famiglie, o adescate con false promesse di lavoro.

Il traffico di esseri umani presenta due aspetti diversi: il contrabbando di persone (smuggling of migrants), in cui l’organizzazione criminale gestisce soltanto il trasporto dei clandestini e la loro introduzione illegale nel Paese richiesto; il traffico o la tratta (trafficking in human beings) che, alle precedenti azioni aggiunge il reclutamento degli individui nei Paesi d’origine e la riduzione degli stessi in schiavitù nei Paesi di destinazione.  Tuttavia la distinzione fra i due fenomeni criminali appare abbastanza labile in quanto i rapporti di potere tra i contraenti sono completamente a favore dei trafficanti che dispongono di capitali, mezzi, reti e informazioni assolutamente sproporzionati rispetto alla condizione dei trafficati, che si trovano in ogni modo alla loro completa mercé.

Privi di qualsiasi potere contrattuale, vengono subito avviati nei tre principali tipi di mercato illecito per i quali vi è la domanda nei Paesi di destinazione: economia sommersa o lavoro nero, prostituzione, accattonaggio dei minori, perfino traffico di organi umani.

Centinaia di migliaia, se non milioni di persone nel mondo, fuggono ogni giorno dai loro Paesi e affrontano viaggi, a volte molto lunghi, estenuanti e pericolosi, investendo tutte le risorse della famiglia perché questi passaggi costano migliaia di dollari o di euro, rischiando di morire lungo il tragitto nella speranza di trovare nel nuovo Paese una vita migliore. Fuggono dalle guerre interne, dalla povertà assoluta causata dalla globalizzazione  che ha distrutto l’economia locale, dalle persecuzioni, dai disastri ambientali, dalle malattie endemiche, dall'attività di depredazione di ogni ricchezza delle grandi multinazionali occidentali che non vogliono avere fastidi con il problema del surplus di popolazione; fenomeni che, in questi ultimi anni,  sono andati aumentando  dovunque in forma esponenziale  e, per ora, non si riesce neanche ad ipotizzare un’inversione di tendenza.

I migranti fuggiaschi dalle aree più povere e più arretrate, tipo l’Africa subsahariana, o il Bangadlesh e in Europa la Moldavia  per esempio,  nella generalità vengono reclutati e irretiti da una falsa propaganda, veicolata proprio dalle organizzazioni criminali e dai mass media locali,  che sicuramente sono sul libro paga di chi ci guadagna da questo  traffico, e che li illudono promettendo loro un lavoro e una sistemazione dignitosa nel nuovo Paese; oppure, più semplicemente, s’impegnano a ricongiungerli a loro familiari che già vi vivono.

Il mercato criminal-imprenditoriale del traffico degli esseri umani è organizzato e strutturato come una vera e propria industria dell’ingresso clandestino gestito su basi internazionali.  È nato intorno agli anni ’80 del novecento, inizialmente su basi artigianali, quando i Paesi di destinazione, Europa Occidentale, America Settentrionale e Canada avevano progressivamente ridotto l’offerta legale di ingressi nei loro territori perché l’economia già era entrata nella fase ristagnante.  Contemporaneamente, però, nei Paesi cosiddetti “in via di sviluppo”, cioè miserrimi, si verificava un rilevante aumento demografico, insostenibile per quelle società per cui l’emigrazione di massa, lo sfoltimento della popolazione in eccesso si erano resi assolutamente necessari.  In altri tempi e in altre circostanze storiche, le due guerre mondiali e la pandemia di spagnola avevano ridotto la popolazione europea di decine e decine di milioni di abitanti.

Le organizzazioni criminali che gestiscono anche i flussi immigratori illegali e sfruttano i migranti per fini di lucro, denominate “Transnational holdings” sono transnazionali, multietniche, cioè composte da persone di diverse nazionalità con capacità di operare contemporaneamente in più Paesi e in più mercati illeciti.  Le più attive in questo settore sono la mafia albanese, la russa, la turca, la cinese e la nigeriana che hanno un rapporto di tipo gregario, in termini di forza lavoro criminale, con le dominanti italiane, tuttavia in una comunione di forze, per cui si può dire che rappresentano il caso di cooperazione internazionale meglio riuscito. Si sono inserite nel traffico di esseri umani, ricavandone profitti ingentissimi, avvalendosi dei mezzi, delle strutture e del know how criminale già impiegati in particolare nel traffico di droga, di armi, di tabacco e altre merci di rilevante valore commerciale.

Con la caduta dell’Unione Sovietica nel 1989 si è rafforzato il processo di integrazione globale della criminalità organizzata e si è esteso verso nuovi confini.  Sono nate nuove alleanze strategiche tra i cartelli sud americani ed elementi del mondo ex sovietico, le triadi cinesi, le Yakuza giapponesi e le altre organizzazioni delle varie parti del mondo per gestire tutta una serie di attività criminali, principalmente droga, armi, donne e minori, esseri umani in genere.  Queste nuove forme di imprese criminali hanno necessità di reclutare una sempre maggiore manovalanza di disperati disposti a tutto che infatti vengono prevalentemente utilizzati nel giro dello spaccio della droga, sulle strade, o per la prostituzione e la pedofilia.  Marx aveva teorizzato al suo tempo come l’accumulazione capitalistica derivasse dai profitti e dai bottini di guerra e dallo sfruttamento del lavoro salariato; ora è l’essere umano, la carne umana stessa ad essere cannibalizzata dal capitale al suo ultimo stadio.

Questo grande business economico non si limita all'azione criminosa sul campo delle varie mafie, bensì è favorita dal coinvolgimento di settori corrotti della politica, della burocrazia, della diplomazia e delle forze dell’ordine, in particolare nei Paesi di origine e di transito dei flussi migratori clandestini.  Infatti, una parte minore dei proventi serve proprio a corrompere, tacitare, premiare funzionari di ogni livello, ma anche semplici cittadini che, in qualche modo, ne traggono anche un minimo reddito perché non hanno un lavoro, nessun’altra prospettiva di sostentamento.

L’organizzazione vera e propria è a forma piramidale; il vertice è costituito dai personaggi che in modo occulto manovrano i fili dell’immigrazione clandestina dal loro Paese; gente potente, danarosa, insospettabile e intoccabile, spesso partner politici, commerciali e finanziari di governi e imprese europee.  Il livello medio è formato da organizzazioni criminali, solitamente mafie dei Paesi di transito che conoscono molto bene il territorio e dispongono di un sistema di relazioni illecite che consente loro di portare a buon fine l’impresa; Il terzo livello è la manovalanza, ovvero i cosiddetti trasportatori o passeurs, cioè quelli che fanno materialmente il lavoro sul territorio nell'ultima parte del viaggio, cioè introducono nel Paese di destinazione i trafficati.

La parte maggiore del denaro sporco ricavato, tolte le spese vive, come si suol dire, viene però subito investito in altri traffici, oppure riciclato all'interno di circuiti economico-finanziari legali che, in 24 ore, tramite grandi banche d’affari internazionali, consulenti qualificati e tecnologie informatiche, lo rendono più bianco del bianco e quanto mai apprezzato.  È vero che ci sono in tutti gli Stati nazionali e nella Unione Europea diversi leggi volte a contrastare il riciclaggio di denaro proveniente da traffici illegali, ma per un caso che viene scoperto e perseguito, ce ne sono mille che prosperano; del resto questa attività, per quanto criminale sia, o in ragione di essa, è un pilastro portante dell’economia e della finanza mondiale.

Il traffico degli esseri umani, oltre ad essere un gravissimo problema di ordine criminale mondiale, è una delle forme più feroci e drammatiche di violazione dei diritti umani; tuttavia, non è l’unico  polo di riferimento del fenomeno della nuova schiavitù che è molto diffuso in aree geografiche  particolarmente arretrate,  asiatiche e africane, in cui perdura a tutt'oggi una natalità assolutamente incontrollata, inversamente proporzionale alle risorse   disponibili, soprattutto in quest’era di globalizzazione  che ha sconvolto le economie più strutturate e proprio annientato  quelle di sussistenza……..

...... Una speciale sezione dell’ONU, in uno studio non recentissimo, quantifica in 36 miliardi di dollari l’utile netto annuo che deriverebbe alle imprese criminali, in aggiunta a quelli ricavati con altri traffici illeciti, e un numero compreso da 27 a 200 milioni, più o meno, le persone ridotte in schiavitù.

Sempre dati ONU, si calcola da 1 a 2 milioni il numero delle donne oggetto di traffici finalizzati al loro successivo inserimento nel mercato della prostituzione coatta; non solo ma anche per l’induzione alle gravidanze forzate.  Certo è che viene anche segnalato un aumento del 18% di nuovi schiavi dal 2008, anzi soprattutto di nuove schiave sui flussi precedenti (70%) e di minori (15%) in quanto costituiscono merce di un certo pregio economico che si “piazza” ancora bene; gli uomini prevalentemente vengono usati come spacciatori e sfruttatori-controllori della prostituzione di strada e molto spesso sono i parenti stessi o i compagni delle vittime.

Infatti, la cosiddetta “tratta delle bianche”, con la quale viene definita la sistematica messa a disposizione di “confort women” per le truppe stanziate all'estero duranti i conflitti e le occupazioni militari, nell'ultimo decennio del novecento, ha avuto un aumento esponenziale e il territorio della ex Jugoslavia è diventato il centro di ogni illegalità, ma fosse solo illegalità, purtroppo di ogni barbarie, di ogni regressione ad un livello sub-umano.  In Europa sono principalmente le donne dei Paesi dell’est a causa della caduta dei regimi comunisti, nel ricco Giappone sono le donne Thailandesi e Filippine ad essere di “conforto”.  Per non parlare dei bambini dai 5 ai 14 anni che, in Asia, sono costretti a forme di lavoro forzato, controllati da organizzazioni criminali con contatti internazionali e quelli sfruttati sul mercato del sesso, oltre un milione solo in Thailandia.

In Europa, nella zona balcanica, è tuttora largamente presente la figura dell’argati, cioè del bambino-servo, che viene ceduto dalla famiglia per un certo periodo di tempo, già in tenera età, a un gasda cioè ad un padrone che lo fa lavorare.  Quasi mai ritorna in famiglia, passa da un padrone ad un altro e, in genere, se ne perdono le tracce ……. 

……… L’Italia detiene il primato europeo di immigrati irregolari, clandestini, che arrivano nel suo territorio attraverso la via del mare Mediterraneo provenienti dall’area maghrebina, dal Corno e Centro d’Africa, partendo dalla Libia, imbarcati, anzi stipati su natanti di fortuna dagli scafisti, ossia i traghettatori che, appena fuori dalle acque territoriali libiche, li abbandonano alla fortuna, al dio del mare, alla Marina miliare italiana che va a trarli in salvo.  Questa direttrice è la più documentata e la più spettacolare, ma in termine di numeri, non è la più corposa.

Infatti, è dalle frontiere del nord est della penisola che transitano i flussi maggiori di clandestini, in modo anonimo, felpato, ma rigorosamente organizzato da trafficanti cinesi e croati che introducono in Italia, dal confine con la Slovenia, immigrati provenienti dal continente asiatico: Filippine, Sri Lanka, India, Cina, Pakistan, Bangladesh e li tengono asserviti, schiavizzati con il lavoro nero fino ad avere riscattato il prezzo del viaggio.  La mafia albanese, dal canto suo, gestisce i passaggi dei clandestini di tutta l’area balcanica fino in Friuli, in cooperazione con le altre mafie etniche che operano nei rispettivi Paesi: Turchia, Ucraina, Romania, Moldavia, Serbia, Croazia, Bosnia, Slovenia e la rotta del traffico degli esseri umani, dalla partenza all'arrivo in Italia, coincide con quella della droga che si diparte dall'Asia centrale.

L’esempio più evidente è quello della nuova ridiffusione in Italia e in Europa dell’eroina proveniente dall'Afghanistan, che è diventato il maggior produttore mondiale e con la “merce” arrivano migliaia e migliaia di disperati dal continente asiatico che saranno più o meno tutti arruolati come pusher, per venderla capillarmente, quasi porta a porta, molto probabilmente in debito con l’organizzazione che li ha fatti giungere clandestinamente in Italia, o che tiene sotto minaccia la famiglia rimasta al paese.  Forse non sono neanche in grado di comprendere ciò che sono costretti a fare, abbruttiti dalla fame e dalla degradazione morale, trascinando con se stessi i loro clienti, quasi sempre giovani che minano la loro vita fino alla morte.

Fino alla crisi del 2008, gli immigrati entrati clandestinamente riuscivano a trovare un lavoro, sia pure marginale, dequalificato, sottopagato e indesiderato dalla popolazione locale, dando vita a dei segmenti etnici nel mercato del lavoro, tipo muratori rumeni, cuochi cinesi, badanti ucraine, ecc.  Negli anni successivi la crisi economica si è intensificata al punto che è divenuto quasi impossibile inserirsi nel mercato del lavoro legale, ma perfino illegale, così che si è venuto a creare un nesso fortissimo fra clandestinità, ghettizzazione e criminalità; restando in buona parte disoccupati, i clandestini spesso finiscono, prima o poi, per approdare al carcere.

Le analisi, le prese di posizione più o meno ideologiche, del politicamente corretto, dell’umanitarismo interessato, della falsa coscienza rispetto a questo olocausto immane che riguarda l’umanità intera, sono orchestrate volutamente dell'élite, dal vertice della piramide del potere del pianeta, sostenuta e guidata da entità sub-umane e, purtroppo, spiace doverlo constatare, le istituzioni religiose ne sono partecipi.

In particolare la Chiesa di Roma è dentro fino al collo; ma grazie a dio, le è anche caduta la maschera.  Non è che la sua azione pastorale di guida morale degli esseri umani la esplichi perseguendo spiritualmente e culturalmente quell'infamia dominante per la quale il’1% della popolazione mondiale detiene il 99% della ricchezza e tutti gli altri, miliardi di persone muoiono di fame; no, esalta e celebra la povertà, la santifica! “I poveri, anche i poveri di salute sono la ricchezza della Chiesa”, ha detto proprio in questi giorni (novembre 2013) l’attuale pontefice, ed ha ragione perché l’amministrazione controllata di masse di diseredati e di sofferenti giustifica il suo potere terreno, la sua stessa esistenza, essendo essa solo un inciampo per l’evoluzione delle coscienze verso una vera spiritualità.  Mai come in questo tempo risuona il grido del Cristo: “Guai a voi, scribi e Farisei, ipocriti! Perché chiudete il Regno dei Cieli dinanzi agli uomini; poiché voi stessi non entrate e non lasciate entrare quelli che stanno per entrare” (Matteo 23,13)

Del resto lo IOR, la banca vaticana, è stata da sempre la più grande riciclatrice di denaro proveniente da ogni sorta di traffico illecito, tanto da essere al top della black list stilata dal governo USA a proposito del contrasto al riciclaggio, molto più attiva e sicura delle grandi banche di Singapore, Bangkok o Hong Kong.

Se la povertà può anche essere educativa, sicuramente la miseria fisica e la degradazione morale nelle quali vive quasi la metà degli abitanti della Terra, sono veramente sataniche, altro che evangelizzazione.  Infatti, tanto più aumentano le sofferenze e i bisogni essenziali insoddisfatti, tanto più si rinsalda il controllo delle religioni che distribuiscono pasti alle mense di carità.  Il modello generalizzato che si sta profilando, anzi realizzando in modo acceleratissimo anche nei Paesi occidentali, americani e europei, è quello della riduzione in schiavitù vera e propria delle masse.  Senza lavoro, senza denaro, senza assistenza sanitaria, dovranno trascinare la loro esistenza mendicando il cibo alle mense dei “benefattori” in cambio della completa sottomissione.

Il “piano divino”, cioè la strategia dei nostri padroni visibili e invisibili, ultradimensionali che i Catari chiamavano il “signore di questo mondo”, ovvero forze demoniache che si avvalgono dell’azione fisica dei loro servi, i potenti della Terra, marcia a tappe forzate.  Ha pianificato la deportazione più o meno volontaria in Europa di centinaia di migliaia di Africani giovani, i più intraprendenti che ritengono di non avere nessuna opportunità di migliorare la loro vita nel proprio territorio e viene fatto loro credere che in Europa, in Italia staranno sicuramente meglio, indipendentemente dalle loro capacità e volontà.

Si tratta di centinaia di migliaia di giovani uomini che potremmo identificare come piccola borghesia parassitaria, che si è in qualche modo inurbata, che non vive ormai più nel tukul del villaggio senz'acqua, o che va a lavorare a 5 anni nelle miniere di oro e di diamanti della De Beers, o allo scavo di estrazione di metalli rari e le cui famiglie sono benestanti rispetto alla media del continente. Sono clandestinamente (si fa per dire, in realtà è una barzelletta) trasportate in Europa dove continuano, anzi  consumano la loro vita parassitaria a spese dei cittadini europei, le cui proteste sono come i ragli d’asino che non salgono al cielo. Si può supporre che ciò sia una specie di “do ut des” fra Stati, narcotrafficanti, criminalità transnazionale, finanziatori.  Certo è che, indipendentemente dalle singole persone, l’insieme è una vera arma di destabilizzazione economica e sociale dell’Europa, fors’anche di distruzione, con la storia dell’Islam, dietro il quale si nasconde ogni nefandezza.

Ognuno di loro, viene detto, che paghi migliaia di dollari per il passaggio, tanto che sorge il più lecito degli interrogativi: come mai vi è questa continua, ingente disponibilità di denaro per gente che si dice povera di Paesi poveri? Una risposta parziale potrebbe essere quella che le grandi multinazionali, la criminalità organizzata, gli Stati ex coloniali che dominano e si appropriano delle ricchezze naturali del continente africano vogliano liberarsi di quella minoranza autoctona un po’ più evoluta sul piano sociale ed economico che potrebbe prendere coscienza e organizzare movimenti di opposizione e di riscatto continentale.  Meglio mandarli in Europa, in Italia, a fare i “profughi ospiti”, già pronti per l’organigramma che si renda via via opportuno.   È solo questione di business e di dominio di chi ha effettivamente il potere sugli Stati e loro popoli: tutto il resto è fumo negli occhi.

Lo stato reale delle cose, che l’opinione pubblica in genere non conosce,  è che l’Africa, in particolare  il versante occidentale, è divenuta in questi ultimi anni un centro nevralgico del traffico della cocaina proveniente dal Sud America, oltre a tanti altri illegali o criminosi, a causa della sua povertà e arretratezza.  Le forze di polizia e l’esercito sono poco attrezzati e forse anche conniventi, in quanto le élite al potere si dimostrano molto spesso sensibili ai narcodollari.  In Senegal e in tutta l’Africa Occidentale vengono convogliati tutti i tipi di stupefacenti destinati all'Europa; non solo cocaina, ma hashish dal Marocco e, attraverso le rotte commerciali con l’Africa Orientale, hashish e oppio afgano.  Altra rotta è quella del Sahel, via deserto, che attraversa la Mauritania, Mali, Niger per approdare alle coste maghrebine di Algeria, Libia e Tunisia.

L’organizzazione mondiale delle dogane (WCO) e l’ONU con il suo organismo UNODC, hanno dato più volte vita a programmi di assistenza ai vari governi per il controllo del narcotraffico. La collaborazione locale  è scarsa, se non ostacolante, perché la maggior parte dei governi stessi è collusa con i trafficanti, se non addirittura gestore occulto dei traffici. Le rotte della cocaina inoltre collegano direttamente e stabilmente gli altri traffici che flagellano l’Africa: armi, esseri umani, diamanti, materie prime rare, rifiuti altamente tossici e tecnologici…..

……Ed è proprio italiana l’organizzazione criminale divenuta egemone nel traffico mondiale della cocaina e coordinatrice anche di tutti gli altri, compreso quello di carne umana,  la ‘Ndrangheta calabrese, tanto che nel tempo e nel silenzio generale, si è venuta a creare una imponente economia transnazionale clandestina parallela o superiore a quella legale, che muove ogni anno  migliaia di miliardi di dollari, una percentuale rilevante dell’intero PIL mondiale, un potere economico immenso a causa del quale, imprese nate con capitali illegali, schiacciano inesorabilmente ogni concorrente che operi nella legalità.

E’ ancora l’ufficio UNODC dell’ONU ad affermare che l’enorme massa di denaro liquido, connessa ai traffici criminosi, è così bene inserita nel circuito dell’economia globale, dall'aver salvato dal crack il sistema bancario americano dalla prima crisi finanziaria dei mutui sub-prime, che ha coinvolto anche quello europeo, dato che è stata l’unica liquidità a disposizione degli istituti bancari sull'orlo del collasso per il loro investimento di capitali nella speculazione finanziaria…..

…. A questo punto, parlare della lotta alla criminalità organizzata transnazionale visibile e occulta che gestisce i traffici criminosi fa perfino ridere; è una battaglia persa in partenza.  Piuttosto, vale almeno tentare di proteggere la nostra società dalle devastazioni causate dall'adescamento criminale e dal traviamento irresponsabile che, un esercito sterminato di pusher, spacciatori anche non consumatori, è costretto a perseguire perché ha come unico mezzo di sopravvivenza quello di smerciare e allargare sempre di più il giro dei consumatori, nell'ottica di renderli tossicodipendenti nel più breve tempo possibile.  Nelle grandi città si contendono il territorio metro per metro, specialmente in prossimità delle scuole, nelle discoteche, nei luoghi d’incontro giovanili e nei parchetti rionali delle periferie nei quali, la povertà di cultura e di ideali, oltre che economica e di relazioni significative, ne fanno un terreno più che fertile e che, purtroppo, dà abbondanti raccolti.  E così si compie la volontà del POTERE: rendere assolutamente passiva la popolazione giovane ed inutile del pianeta, fino alla propria autodistruzione.

 

Scostando appena appena il velo nero della non conoscenza, si riesce almeno a comprendere il perché della  cosiddetta “operazione mare nostrum”, messa in atto dal governo italiano (vaso di coccio fra vasi di ferro di manzoniana memoria) nell'ottobre del 2013, con scadenza nel dicembre 2014, a seguito del naufragio avvenuto in quel mese nel Canale di Sicilia, in prossimità dell’isola di Lampedusa, in cui morirono 366 persone, che persiste a tutt'oggi, 2016, e si è perfino ingigantita, nonostante le proteste e le difficoltà economico- gestionali siano arrivate alle stelle. Non c’è bisogno di alcuna spiegazione in merito; chi ha occhi per vedere, veda; chi ha orecchi per intendere, intenda.

Il provvedimento era consistito nell'istituire una missione militare umanitaria, la cui finalità era stata di prestare soccorso agli immigrati clandestini, prima che potessero manifestarsi altri tragici eventi.  Il pattugliamento delle acque nazionali era garantito da 5 unità navali di altura; una decina tra aerei, droni ed elicotteri, oltre che dalle forze ordinarie della Marina Militare, della Guardia di finanza e dalle Capitanerie di porto.

Negli anni passati, Ghedaffi, rais della Libia, aveva usato questi fuggiaschi africani, che  confluivano sulle sue coste per imbarcarsi, come arma di ricatto verso lo Stato italiano; ne avrebbe impedito la partenza in cambio di molte concessioni e, più o meno, fin che è stato in vita, aveva rispettato gli accordi.  Dopo la sua uccisione, voluta, programmata da Americani e Francesi in particolare, l’immigrazione clandestina organizzata è ripresa in pieno.

La missione militare “mare nostrum”, anziché contenerli, ha incentivato  gli imbarchi dalle coste della Libia, in quanto gli scafisti non avevano più avuto bisogno di traghettare i loro “passeggeri” fino o in prossimità della terra ferma italiana, bensì li “abbandonavano” al  limite delle acque internazionali, su barconi fatiscenti e stracarichi senza cibo e senza acqua poiché, per le leggi del soccorso in mare, erano sicurissimi che sarebbero stati subito presi in  carico dalle navi militari italiane.  Nei primi nove mesi del 2014 sono sbarcate circa 140.000 persone, contro le 40.000 del 2013.

Nei luoghi di approdo di Lampedusa e della Sicilia, ora anche di qualche zona della Puglia e della Calabria, operano cooperative, ONG, Onlus per l’accoglienza e l’assistenza, in cui lavorano centinaia, se non migliaia di persone. Per ogni sbarcato, lo Stato paga a queste agenzie 30-40 euro al giorno, con una spesa complessiva straordinaria e ormai insostenibile di 10 milioni di euro al mese che comprende anche le spese di carburante dei mezzi militari impiegati, più gli oneri di missione per il personale, equiparata a quella sui teatri di guerra.

Il fiume di denaro pubblico beneficia non tanto gli immigrati clandestini quanto la criminalità organizzata che sovraintende al traffico; tutto il settore caritatevole della Chiesa che allarga il suo bacino di utenza obbligata; i politici coinvolti che mantengono il loro zoccolo duro elettorale fra gli operatori delle suddette agenzie, fungendo da “datori di lavoro”. E non è finita qui perché il Ministero degli Interni, tramite i Prefetti, impone che gli immigrati siano decentrati su tutto il territorio nazionale, ma in particolare nel Nord Italia e siano ospitati, ovviamente a spese dei cittadini italiani, in alberghi, residence, agriturismi. I minori non accompagnati vengono d’imperio messi a carico dei Comuni, anche piccoli, in strutture di accoglienza specifiche, con costi che non sono assolutamente in grado di sostenere, di modo che lo sfascio delle comunità locali sia vieppiù garantito ed accelerato.         

Dal novembre 2014 l’operazione “mare nostrum” è stata sostituita da “Frontex Plus”, il nuovo programma a guida europea che ha lo scopo di controllare le frontiere dell’Unione.  Non è cambiato niente, contro ogni logica, ogni buon senso, considerato che la crisi economica sta affamando ormai milioni di famiglie italiane; la disoccupazione è al 13%; quella giovanile addirittura del 42%; i quartieri popolari delle grandi città, costretti ad una obbligata, quanto impossibile integrazione, sono delle vere e proprie polveriere, in cui già si palesano i prodromi di una guerra civile. 

Si sta assistendo oggi ad un processo di riurbanizzazione mondiale, una vera e propria sostituzione di popolazioni, specialmente nelle aree di cultura cristiana, imposta a tappe forzate.   Il vero obiettivo è la cancellazione della religione cristiana e della coscienza individuale e sociale che ha generato negli esseri umani.  I Cristiani devono divenire al più preso minoranze perseguitate a casa loro, schiavizzate se possibile; gli invasori, nella quasi totalità musulmani, hanno un tasso di natalità altissimo e, in pochi decenni diverranno maggioranza, imponendo a tutti la legge della Sharia.

Secondo la Bibbia, la religione islamica, nonostante il suo dio si chiami Allah, è una emanazione del dio d’Israele, il dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, poiché Abramo è anche il padre di Ismaele, il figlio avuto dalla schiava egiziana Agar, considerato il capostipite della razza araba. YHWH, tramite il suo angelo, promise ad Agar stessa: “moltiplicherò grandemente il tuo seme, tanto che non si conterà per la moltitudine… la sua mano (d’Ismaele) sarà contro tutti e la mano di tutti sarà contro di lui e risiederà dinanzi alla faccia di tutti i suoi fratelli…” (Genesi 16,11). “… Riguardo a Ismaele…ecco, io di sicuro lo benedirò e lo renderò fecondo e lo moltiplicherò assai assai.  Egli produrrà per certo dodici capitribù e davvero lo farò diventare una grande nazione. Comunque il mio patto lo stabilirò con Isacco…” (Genesi 17, 20-21)

L’obbedienza assoluta in cambio del potere sulla Terra era la sostanza del patto fra il popolo ebraico e il suo dio; sottomissione assoluta è quella fra gli Islamici e il loro dio; non hanno diritto all'eredità del patto, ma restano pur sempre i figli “cadetti” al servizio della dinastia. Il messaggio del Cristo, per quanto manipolato, fagocitato, svilito, è amore, conoscenza, elevazione della coscienza, scelta, responsabilità ed è stato un corpo estraneo, una perturbazione spiritualmente superiore che il dio dell’Antico Testamento ha sempre mal tollerato e che ora sta tentando di cancellare dall'esperienza umana.

L’Italia è detta il “ventre molle” dell’Europa perché rappresenta l’approdo più manovrabile per l’invasione organizzata musulmana, lo strumento del “piano divino” per la destabilizzazione spirituale e sociale dei suoi popoli che sono gli unici, sull'intero pianeta, ad avere avuto l’opportunità di evolvere fino a quel livello di maturità coscienziale che comporta l’IO SONO, cioè l’individualità del SÉ, del proprio Spirito, che li tiene collegati alle Superiori Energie Cristiche.  L’esito non è scontato e l’essenza della spiritualità europea non soccomberà.

 

Dati tecnici:  www.osservatorio droga.it   

 

                          

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